Scuole di successo: merito del contesto sociale o delle istituzioni? Un’intervista rivelatrice.
Pubblicato il da Germana Bevilacqua - Scuola e Università
È stato appena rilasciato il Rapporto Eduscopio, un’analisi attesa della Fondazione Agnelli che offre un quadro dettagliato delle performance delle scuole italiane. Questo rapporto si distingue per la sua ampiezza e autorevolezza, fornendo una base dati che si basa principalmente su due indicatori per le scuole secondarie superiori: il passaggio all’Università e l’ingresso nel mondo del lavoro.
Come viene misurata la performance scolastica?
Nel caso degli studenti che proseguono gli studi universitari, vengono considerati il numero di esami superati e la relativa media. Per coloro che si inseriscono nel mercato del lavoro, si valuta la percentuale di diplomati che trovano un’occupazione stabile entro due anni dal conseguimento del diploma, così come la coerenza tra il percorso di studi e l’attività lavorativa intrapresa. Ulteriori fattori permettono di affinare i risultati, garantendo che l’analisi non perda di vista il contesto socio-economico di provenienza degli studenti.
Si presenta quindi un meccanismo di misurazione relativamente semplice, ma efficace. Il Rapporto Eduscopio non si basa più semplicemente sui voti delle scuole, spesso considerati poco attendibili, ma sul reale posizionamento degli studenti in un contesto esterno, sia accademico che lavorativo. Questa metodologia, presentata da Antonino Petrolino, ex dirigente scolastico e esperto in materia, rappresenta una ricerca sociologica ben condotta.
Critiche e limitazioni del Rapporto Eduscopio
Nonostante i presupposti positivi, la traduzione di questi dati in graduatorie di istituti scolastici solleva interrogativi. La percezione predominante, alimentata anche dai media, svilisce il fine ultimo della ricerca, che non è semplicemente il confronto tra le scuole, ma l’analisi dell’efficacia della formazione scolastica rispetto alle aspettative degli studenti e del mondo esterno.
È lecito interrogarsi su quanto davvero la scuola influenzi il futuro professionale e accademico dei diplomati. Se gli studenti di un determinato liceo eccellono all’università, si potrebbe erroneamente credere che il merito sia esclusivamente della scuola, dimenticando che altri fattori, come l’estrazione socio-economica degli studenti, giocano un ruolo cruciale. Questo spunto è supportato da ricerche condotte da istituzioni come l’INVALSI e l’OCSE, che hanno dimostrato come la qualità della formazione scolastica debba essere considerata insieme al contesto di provenienza degli studenti.
Si pone quindi un’interrogativo fondamentale: è possibile correlare in modo efficace la qualità della formazione scolastica con il successo degli studenti? Creare una valutazione che prenda in considerazione tutte le variabili richiederebbe un’elevata capacità di isolamento degli effetti di queste variabili rispetto alla qualità dell’insegnamento. Non è corretto confrontare i risultati di studenti provenienti da contesti diversi senza tener conto delle disparità iniziali. I licei di eccellenza come il Visconti o il Righi hanno sicuramente standard elevati, ma è essenziale riconoscere che parte del loro successo dipende dal profilo degli studenti che vi accedono.
Un aspetto da considerare è la formazione delle classi prime nelle scuole superiori. Spesso, si cerca di creare classi eterogenee con studenti di diverse capacità e livelli di profitto. Questo approccio, tuttavia, ha dimostrato di portare a tassi di bocciatura più elevati tra gli studenti che partono da una preparazione più debole, contribuendo a una profezia che si autoavvera.
Il paradigma educativo attuale deve essere rivalutato per affrontare le sfide socio-economiche contemporanee. La questione centrale è se la scuola possa effettivamente ridurre le disuguaglianze sociali. Le esperienze passate suggeriscono che, sebbene ci siano stati periodi in cui il sistema scolastico è sembrato avvicinarsi a questa possibilità, il problema delle disparità rimane attuale e, in molti casi, crescente. La scuola oggi deve lavorare non solo per garantire qualità educativa, ma anche per non contribuire alla perpetuazione delle differenze socio-economiche.
In conclusione, il Rapporto Eduscopio e altri strumenti di analisi educative possono fornire spunti importanti, ma non possono essere risolutivi. Per affrontare il problema delle disuguaglianze scolastiche, è necessaria una sinergia tra scuola e contesto sociale, un impegno comune che coinvolga istituzioni, famiglie e studenti. Solo così potremo aspirare a un sistema educativo più equo e inclusivo.
Fonti: Rapporto Eduscopio, INVALSI, OCSE.
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