Scuole e viaggi d’istruzione: diritti umani, responsabilità legali e prestazioni non obbligatorie.

Pubblicato il da Germana Bevilacqua - Scuola e Università

Scuole e viaggi d’istruzione: diritti umani, responsabilità legali e prestazioni non obbligatorie.

Un “allarme sistemico”, piuttosto che un “evento episodico o contingente”. Questo è il messaggio che il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNNDU) ha comunicato riguardo alla crescente sospensione dei viaggi d’istruzione, delle visite formative e delle attività extrascolastiche nelle scuole. Secondo il CNNDU, questa tendenza è emersa con particolare chiarezza in diverse realtà territoriali, rivelando una criticità strutturale del rapporto di lavoro docente. In particolare, il sistema scolastico affida a prestazioni aggiuntive, giuridicamente non obbligatorie, funzioni formative considerabili essenziali per il diritto allo studio.

La definizione dei viaggi d’istruzione nel contesto normativo

Il Coordinamento spiega che, nel quadro delle fonti del diritto, la prestazione lavorativa del docente è delineata dal contratto collettivo nazionale. Questo contratto distingue chiaramente tra attività obbligatorie e quelle aggiuntive, le quali sono subordinate al consenso espresso. L’accompagnamento degli studenti durante viaggi d’istruzione e attività esterne rientra nella categoria delle prestazioni eccedenti l’orario di servizio, richiedendo competenze professionali qualificate. Qualsiasi tentativo di interpretare tali attività come un presunto dovere implicito del docente va contro i principi di tipicità e legalità che regolano il pubblico impiego.

Inoltre, la responsabilità del docente accompagnatore non è marginale. L’esercizio della vigilanza sugli studenti in contesti esterni alla scuola aumenta il rischio giuridico, sia a livello civile che penale. Ai sensi dell’articolo 2048 del Codice Civile, il docente si trova in una posizione di garanzia che implica un alto livello di attenzione e controllo. Questa situazione è spesso difficile da gestire senza un adeguato inquadramento contrattuale.

Il CNNDU sottolinea come, in questo contesto, il profilo retributivo diventi cruciale. L’articolo 36 della Costituzione italiana stabilisce un diritto alla retribuzione che deve essere proporzionato alla prestazione lavorativa. Questo vincolo è particolarmente stringente per il datore di lavoro pubblico. Chiedere ai docenti di svolgere attività caratterizzate da un notevole impegno temporale e da un’elevata esposizione a responsabilità giuridiche senza una retribuzione adeguata equivale a concepire una forma di prestazione lavorativa insufficentemente retribuita, incompatibile con i principi costituzionali e le fondamenta del diritto del lavoro.

Approfondendo la questione, emerge un altro aspetto problematico: il rischio che le attività scolastiche siano percepite come gratuite o come un sacrificio individuale. Secondo il CNNDU, affermare che tali attività siano giustificate dalla “funzione educativa” del docente porta a una confusione tra etica e diritto. In uno Stato di diritto, la funzione pubblica deve sempre seguire norme chiare e non può basarsi su presupposti di gratuità.

La necessità di una regolazione normativa chiara

Le ambiguità sopra menzionate hanno generato situazioni evidenti all’interno del sistema scolastico. I diritti allo studio degli studenti e il diritto a una remunerazione equa per i docenti vengono percepiti come interessi in conflitto. Non si tratta di una situazione naturale, ma è il risultato di una mancanza di regolazione normativa. In un contesto giuridicamente coerente, i diritti fondamentali devono essere tutelati attraverso strumenti normativi adeguati.

Per affrontare questa problematica, il CNNDU richiede un intervento a livello nazionale. È indispensabile disciplinare in modo esplicito le attività extrascolastiche, integrando queste ultime in un quadro contrattuale certo, uniforme e rispettoso dei principi costituzionali. Solo con un adeguamento del contratto collettivo sarà possibile garantire la continuità dell’offerta formativa e tutelare la dignità professionale e giuridica dei docenti.

La scuola, in quanto ente pubblico e luogo di formazione civica, non può tollerare pratiche che il sistema giuridico esclude in altri settori del pubblico impiego. È fondamentale che venga rispettato il principio di legalità, la proporzionalità retributiva e la responsabilità giuridica, affinché questi non ostacolino la funzione educativa della scuola, ma la rendano anzi più efficace.

In sintesi, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNNDU) lancia un importante messaggio di allerta. La necessità di una regolazione chiara e funzionante è diventata cruciale per garantire il diritto allo studio e il giusto riconoscimento alle attività formative esterne da parte dei docenti. È ora di affrontare questa questione in modo serio e sistematico, per il bene della scuola e degli studenti.

Fonti ufficiali: Governo Italiano, Ministero dell’Istruzione, Difensore Civico.

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