Si apre il Cop31: sfide e opportunità per il clima globale
Pubblicato il da Luigi Salemi - Green
Delegati provenienti da oltre 190 paesi si riuniscono in Turchia dal 9 al 20 novembre per il Cop31, il summit annuale delle Nazioni Unite sul clima. Questo incontro si svolge in un contesto di riscaldamento globale senza precedenti, dovuto all’attività umana, e segna un momento cruciale per la lotta ai cambiamenti climatici, specialmente in assenza degli Stati Uniti, il cui presidente ha ritirato il paese dall’accordo di Parigi.
La struttura del summit e i suoi obiettivi
Quest’anno, il summit è ospitato dalla Turchia, ma presieduto dall’Australia, in un accordo di compromesso fra i due paesi. Australia guiderà le negoziazioni formali, trattando temi fondamentali come la “transizione giusta”, il finanziamento climatico e le strategie necessarie per rispettare l’obiettivo di limitare il riscaldamento a 1,5°C rispetto ai livelli pre-industriali. La Turchia, d’altro canto, si occuperà dell’“agenda d’azione”, che comprenderà accordi volontari non vincolanti su questioni di interesse globale come la riduzione dei rifiuti e l’elettrificazione dell’economia.
Questioni chiave da affrontare
Nonostante il superamento del limite di 1,5°C fissato dall’accordo di Parigi, le Nazioni Unite sostengono che azioni rapide per ridurre le emissioni di gas serra possono permettere di rimanere entro limiti più sostenibili entro la fine del secolo. Le roadmap presentate dal Brasile, focalizzate sulla transizione dai combustibili fossili e sulla cessazione della deforestazione, rappresentano opportunità concrete per attuare tali cambiamenti.
Le nazioni in via di sviluppo stanno affrontando sfide enormi a causa della crisi climatica e richiedono urgentemente supporto per adattarsi alle conseguenze sempre più severe dei disastri climatici. L’accesso al fondo globale per “perdite e danni” è stato ampliato per il Nepal in seguito ai recenti eventi catastrofici, ma i fondi restano insufficienti e molti paesi poveri mancano delle risorse necessarie per rinforzare le loro infrastrutture.
Possibili risultati del summit
In un contesto geopolitico fragile e teso, alcuni commentatori temono che il summit possa tradursi in incontri poco incisivi, ma ci sono aspettative che possano emergere risultati significativi. Tra questi, l’accettazione delle proposte brasiliane, un miglioramento del finanziamento climatico per i paesi in via di sviluppo, la risoluzione di dispute legate alla scienza climatica e dettagli sull’implementazione dei meccanismi per la transizione giusta, che mira a sostenere i lavoratori dei settori legati ai combustibili fossili.
L’importanza della rappresentanza USA
Sebbene il presidente degli Stati Uniti non sarà presente, alcuni membri prominenti del Congresso, insieme a rappresentanti della società civile e del settore privato, parteciperanno, dimostrando che la voce americana potrà comunque essere ascoltata. Nonostante l’attuale amministrazione possa sembrare favorevole agli interessi dei combustibili fossili, l’alta inflazione e le crescenti pressioni economiche stanno rendendo l’energia a basse emissioni sempre più vantaggiosa.
Ottimismo nel panorama climatico globale
Il contesto geopolitico attuale presenta anche opportunità, poiché la decentralizzazione della generazione di energia rinnovabile ha mostrato benefici in termini di sicurezza energetica. Ad esempio, le importazioni di petrolio della Cina sono diminuite significativamente e diversi paesi in via di sviluppo, come quelli in Africa e in Asia, stanno beneficiando da un incremento nell’uso dell’energia solare e della produzione di energia elettrica domestica. La crescente adozione di veicoli elettrici sta contribuendo a una riduzione notevole della domanda di petrolio e a significativi risparmi economici per i consumatori.
Il ritorno di Lula alla presidenza del Brasile potrebbe portare a una spinta positiva nel confronto climatico globale. La sua presenza al Cop rappresenta un’opportunità per dimostrare come le formazioni politiche progressiste possano vincere le elezioni sostenendo politiche climatiche ambiziose.
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Fonte: Guardian Climate Crisis (2026-11-08).