Sicilia, il cemento avanza: nel 2025 consumati altri 1.619 ettari di suolo
Pubblicato il da Luigi Salemi - aggiornato il - Green
La Sicilia è la regione italiana che nel 2025 ha registrato la maggiore perdita di suolo a causa delle trasformazioni del territorio. Il nuovo rapporto ISPRA sul consumo di suolo, presentato a fine ottobre 2026, restituisce un quadro preoccupante: nell’Isola sono stati trasformati in superfici artificiali 1.619 ettari, un dato che la colloca al primo posto nella classifica nazionale per estensione delle nuove aree consumate. Un fenomeno che riguarda non soltanto il paesaggio, ma anche la sicurezza dei territori, la biodiversità e la capacità delle città di affrontare gli effetti del cambiamento climatico.
A livello nazionale, nel 2025 sono stati consumati 102,4 chilometri quadrati di territorio, il 22,4% in più rispetto all’anno precedente. Significa che ogni giorno sono stati trasformati oltre 280 mila metri quadrati di suolo, con una velocità superiore ai tre metri quadrati al secondo. La Sicilia, con i suoi 1.619 ettari, è davanti anche a Lazio e Puglia. Il dato regionale evidenzia una pressione particolarmente forte su un territorio già esposto a fragilità idrogeologiche, periodi di siccità e fenomeni meteorologici estremi.
Meno terreno naturale, più caldo e rischio di allagamenti
Quando un terreno naturale viene coperto da asfalto, cemento o edifici, perde una parte importante delle sue funzioni. Il suolo non è soltanto una superficie sulla quale costruire: assorbe l’acqua piovana, contribuisce a regolare la temperatura, ospita organismi e vegetazione, immagazzina carbonio e sostiene gli ecosistemi.
La sua impermeabilizzazione riduce la capacità di assorbire le precipitazioni. Durante le piogge intense, l’acqua scorre più rapidamente in superficie e può sovraccaricare reti di drenaggio e corsi d’acqua, aumentando il rischio di allagamenti. Nelle città, invece, la riduzione delle aree verdi e delle superfici permeabili contribuisce a intensificare le isole di calore, rendendo le temperature estive ancora più difficili da sopportare.
Il problema interessa anche le campagne e le aree periurbane, dove l’espansione delle infrastrutture e delle attività produttive può frammentare gli habitat naturali e sottrarre spazio alle attività agricole.
Rigenerare invece di costruire: le soluzioni per invertire la tendenza
Il rapporto ISPRA non si limita a fotografare il problema. L’edizione 2026 individua anche opportunità per recuperare superfici già artificializzate e restituire spazio alla natura. A livello nazionale sono stati individuati oltre 2.100 chilometri quadrati di aree potenzialmente recuperabili, insieme a superfici che potrebbero essere destinate alla forestazione urbana.
La strada indicata è quella della rigenerazione: riutilizzare edifici e aree dismesse, recuperare spazi degradati, creare parchi e corridoi verdi, rimuovere dove possibile le coperture impermeabili e limitare nuove costruzioni su terreni naturali. Anche la pianificazione urbanistica può fare la differenza, privilegiando il recupero del patrimonio esistente rispetto all’espansione delle città.
Per la Sicilia la sfida è particolarmente importante. Proteggere il suolo significa tutelare le risorse agricole, contrastare gli effetti delle ondate di calore e rendere i centri abitati più resilienti. Il dato dei 1.619 ettari consumati in un solo anno rappresenta un campanello d’allarme: il territorio non è una risorsa inesauribile e le scelte urbanistiche di oggi determineranno la qualità ambientale delle prossime generazioni.