Sicilia, nel 2026 bruciati oltre 71mila ettari: è la regione più colpita d’Italia
Pubblicato il da Luigi Salemi - aggiornato il - Green
Record di incendi nell’Isola: 836 roghi e un aumento del 41% rispetto al 2025. Coinvolti anche 12.786 ettari di aree protette della rete Natura 2000. Legambiente: «Emergenza strutturale, serve un piano regionale di prevenzione»
La Sicilia si conferma la regione italiana maggiormente colpita dagli incendi nel 2026. Un bilancio drammatico, con 71.178 ettari di territorio andati in fumo e 836 eventi incendiari registrati dall’inizio dell’anno al 15 ottobre. Numeri che rappresentano il 54,4% dell’intera superficie bruciata a livello nazionale e segnano un incremento del 41% rispetto al 2025.
A fotografare la gravità dell’emergenza è il report Bioeconomie delle Foreste 2026, presentato a Roma in occasione del IX Forum Foreste sulla gestione sostenibile e forestale. I dati collocano l’Isola al primo posto in Italia sia per estensione delle superfici percorse dal fuoco sia per numero di incendi, confermando una situazione che continua a mettere a rischio ecosistemi, biodiversità, aree agricole e centri abitati.
I comuni più colpiti e il danno alle aree protette
Particolarmente pesante il bilancio in alcuni territori siciliani. Sono 20 i comuni che hanno registrato oltre mille ettari bruciati. In cima alla classifica nazionale c’è Bivona, nell’Agrigentino, con 8.827 ettari devastati dalle fiamme. Seguono Butera, in provincia di Caltanissetta, con 4.143 ettari, Resuttano con 3.379 e Castronovo di Sicilia con 2.514 ettari.
Preoccupano anche le conseguenze sulla biodiversità: 12.786 ettari appartenenti alla rete Natura 2000 sono stati interessati dagli incendi, una superficie pari al 18% del totale regionale bruciato. Si tratta di habitat di interesse comunitario e aree di particolare valore naturalistico, fondamentali per la conservazione della fauna e della flora e per il mantenimento degli equilibri ecologici.
Legambiente: “«”Serve una strategia di prevenzione”»”
«I numeri del rapporto restituiscono una fotografia drammatica e, purtroppo, non sorprendente della Sicilia», afferma Tommaso Castronovo, presidente di Legambiente Sicilia. «Siamo di fronte a una vera e propria emergenza ambientale, che deve fare i conti con condizioni meteoclimatiche sempre più estreme e che non può essere affrontata soltanto attraverso il rafforzamento degli interventi di spegnimento quando gli incendi sono già divampati».
Secondo Castronovo, la ricorrenza degli eventi e il coinvolgimento di territori già colpiti negli anni precedenti dimostrano la necessità di investire in una strategia organica di prevenzione e controllo del territorio, finora assente nelle scelte del governo regionale.
Tra le priorità indicate dall’associazione ci sono un piano regionale di prevenzione dotato di risorse adeguate e continuità nel tempo, la gestione forestale sostenibile, la manutenzione delle aree rurali e periurbane, il recupero dei territori degradati e l’aggiornamento dei Catasti incendi comunali. Fondamentale anche il monitoraggio delle zone maggiormente esposte e un maggiore coordinamento tra istituzioni, amministrazioni locali, sistema antincendio, mondo agricolo e associazioni.
La sfida, sottolinea Legambiente, è superare la logica dell’emergenza e intervenire prima che le fiamme si sviluppino. Perché proteggere le foreste significa salvaguardare non soltanto il patrimonio naturale, ma anche le risorse idriche, il suolo, il paesaggio e le comunità che vivono in questi territori. Un patrimonio che la Sicilia non può continuare a perdere ogni estate.