Sostenere la leadership in prima linea durante la crisi: un approccio strategico fondamentale.

Pubblicato il da Redazione - Green

Sostenere la leadership in prima linea durante la crisi: un approccio strategico fondamentale.

L’evoluzione della filantropia nell’era della crisi climatica

Durante la settimana del clima a New York, il fondatore e CEO di Mongabay, Rhett Ayers Butler, ha partecipato a importanti discussioni con leader locali provenienti dal Sud Globale. Questi incontri hanno rivelato un aspetto cruciale di come la filantropia non sempre si allinei alle necessità reali del lavoro in prima linea. È emersa chiaramente una tematica comune: le strutture filantropiche spesso si scontrano con la realtà del lavoro di conservazione e climatico, privilegiando risultati a breve termine e facilmente quantificabili, a scapito del supporto a lungo termine, che è fondamentale per la resilienza e l’autonomia delle comunità.

La necessità di un cambiamento di paradigma

Le riflessioni dei leader hanno evidenziato che il vero impatto non può sempre essere misurato con metriche tradizionali. Abilità come l’empowerment della comunità, la coesione sociale e la leadership locale rappresentano risultati imprescindibili, anche se difficile da quantificare. Le cicli di finanziamento rigidi e la governance dall’alto continuano a limitare questo potenziale. Un approccio filantropico più duraturo dovrebbe garantire maggiore enfasi sulla fiducia, sulla co-decisione e sul benessere mentale, favorendo una “ottimismo disciplinato”. Ciò permetterebbe ai gruppi in prima linea di mantenere il progresso e adattarsi nel tempo, piuttosto che seguire le scadenze corti dei progetti.

La filantropia è, per definizione, radicata nell’amore per l’umanità, ma i suoi sistemi operativi sono spesso di tipo transazionale. Nonostante vi siano attori di varia grandezza nel settore—dalle piccole fondazioni familiari a grandi donatori multilaterali—le norme prevalenti sono caratterizzate da cicli di finanziamento brevi, avversione al rischio e dal focus su risultati misurabili. Per molte organizzazioni in prima linea che si occupano di conservazione e giustizia climatica, questi approcci possono sembrare inadeguati rispetto alle esigenze attuali.

Molti donatori associano il successo a risultati facilmente quantificabili: ettari protetti o tonnellate di carbonio sequestrato. Tuttavia, i progressi reali avvengono spessissimo al di fuori di queste metriche rigide. Iniziative come la sostituzione dei corsi di lingua da parte di comunità locali o i gruppi di giovani che affrontano il tema della violenza di genere rappresentano segni di resilienza sociale. L’accesso a supporti finanziari flessibili è cruciale e consente di affrontare le sfide in modo più efficace.

Riprogettare le relazioni di finanziamento

Una mentalità più adattabile dovrebbe trattare il finanziamento come un rapporto reciproco piuttosto che una semplice transazione. Gli enti erogatori dovrebbero essere pronti a finanziare l’apprendimento, i cambiamenti di rotta e anche le eventuali sconfitte. Una storia evidente al riguardo è quella di un’organizzazione giovanile in Africa Occidentale: inizialmente, un finanziamento di 2.000 dollari non ha portato ai risultati sperati. Tuttavia, dieci anni dopo, lo stesso gruppo ha ottenuto un premio nazionale per le sue strategie di riduzione delle emissioni, grazie alla perseveranza dei finanziatori che hanno continuato a sostenere la causa.

La governance del denaro gioca un ruolo fondamentale nel cambiamento del potere. Le comunità e i portatori di diritti spesso non siedono nei consigli delle fondazioni e nelle associazioni consultive. La loro presenza decisionale è essenziale per allineare le priorità e i processi, altrimenti si corre il rischio di mantenere strutture top-down. Alcuni programmi di ripristino degli ecosistemi trascurano lavori fondamentali come l’organizzazione comunitaria, pur essendo vitali per il successo a lungo termine.

In un contesto di crescente sfruttamento delle risorse naturali e violentata difesa dei diritti, le organizzazioni di conservazione affrontano una crisi meno evidente: l’alta incidenza di stress psicologico, burnout e tragedie personali. Un’indagine globale ha rivelato che oltre un quarto degli operatori del settore ambientalista presenta un livello di distress psicologico moderato o severo. È quindi fondamentale includere nel budget e nei programmi piani di benessere mentale, un aspetto cruciale per la sostenibilità delle attività.

Verso un modello di finanziamento resilienti

La storia mostra che ogni grande trasformazione sociale—movimenti anti-coloniali, pietre miliari ambientali—ha richiesto risorse non solo in termini di ampiezza, ma anche in termini di rispetto per le leadership locale. Le sfide sistemiche contemporanee richiedono un impegno a lungo termine che abbracci la complessità in modi che i cicli di finanziamento brevi non permettono.

Le organizzazioni di base necessitano non solo di risorse finanziarie, ma anche di informazioni, strumenti efficaci e spazi per l’apprendimento reciproco. I finanziatori possono contribuire creando alleanze attorno a interessi condivisi, come la riforestazione e il ripristino degli ecosistemi. Riconoscere che supporti per la salute mentale, la sicurezza legale e personale fanno parte integrante del sostegno per chi lavora sotto grande pressione è essenziale.

Le migliori pratiche—relazioni basate sulla fiducia, governance condivisa, salari equi e sostegno per il benessere—sono già note. Ora, ciò di cui la filantropia ha realmente bisogno è la determinazione di applicare questi principi in modo coerente, accompagnata dalla volontà di apprendere da chi vive le conseguenze delle decisioni effettuate. Solo così si potrà generare un cambiamento duraturo e significativo.

Fonti ufficiali

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