Sottospecie rara di cervo acquatico prospera nel suo nuovo habitat in India.
Pubblicato il da Luigi Salemi - Green
Il Reintrodotto Cervi di Palude: Un Succes in Madhya Pradesh
Le autorità forestali dell’India centrale hanno raggiunto un’importante vittoria nel reintrodurre una nuova popolazione di cervi di palude a terra dura, una specie vulnerabile che in precedenza era limitata a un’unica area protetta. L’articolo di Sneha Mahale per Mongabay India evidenzia questo significativo traguardo.
Il cervo di palude a terra dura (Rucervus duvaucelii branderi), un tempo diffuso in tutta l’India, era arrivato a contare solo circa 1.100 esemplari, tutti confinati nel Kanha Tiger Reserve nello stato del Madhya Pradesh. Questa limitazione ha rappresentato un rischio significativo per la sopravvivenza della specie.
Le Sfide della Conservazione e le Soluzioni Adottate
Il cervo di palude a terra dura è l’unica sottospecie di cervo di palude, noto anche con il nome di barasingha, adattato a vivere in praterie solide. Altre due sottospecie, invece, trovano il loro habitat in zone umide in diverse regioni del paese.
Neha Awasthi, membro del Gruppo di Specialisti dei Cervi dell’IUCN, ha sottolineato come la concentrazione della popolazione nel solo Kanha abbia creato un “punto unico di fallimento”. Le popolazioni isolate possono affrontare rischi elevati a causa di fluttuazioni demografiche, inbreeding e minacce esterne come epidemie e disturbi ambientali di ampia portata.
Per garantire la sopravvivenza futura dei cervi di palude, il Dipartimento forestale del Madhya Pradesh ha effettuato il trasferimento di 98 cervi da Kanha al Satpura Tiger Reserve tra il 2015 e il 2023. Inizialmente, gli animali sono stati sistemati in un recinto protetto di 50 ettari per favorire l’acclimatazione, prima di essere liberati in praterie aperte.
Awasthi, coautrice di uno studio pubblicato di recente, ha riportato che la popolazione di cervi di palude a terra dura è aumentata da 98 a 172 esemplari nel 2023. Gli studi annuali hanno registrato la nascita di cuccioli, incluse seconde e terze generazioni, confermando così la loro capacità di riproduzione.
Indicatori indipendenti suggeriscono che la popolazione si stia stabilendo piuttosto che semplicemente mantenendo la propria esistenza grazie al supporto gestionale, ha affermato Awasthi. Durante il monitoraggio, è emerso che i cervi nel Satpura erano in buone condizioni fisiche, comparabili a quelli di Kanha, il che indica che le praterie di Satpura offrono un habitat adeguato con cibo e riparo sufficienti.
Il Dipartimento forestale ha attivamente gestito gran parte dell’habitat all’interno del Satpura per facilitare il processo di reintroduzione. Gli interventi hanno compreso il ripristino delle praterie e la piantumazione di specie vegetali indicative, come il black speargrass, il kangaroo grass e la canna da zucchero selvatica. Inoltre, sono state rimosse piante invasive, come il lantana e la congress weed.
È importante notare che il successo a lungo termine di questo progetto dipenderà dalla continuazione della gestione ambientale. A partire dal 2023, sono stati introdotti 48 cervi di palude a terra dura anche nel Bandhavgarh Tiger Reserve, anch’essa nel Madhya Pradesh, e questo nuovo gruppo ha già raggiunto una popolazione di 64 esemplari, secondo Anish Andheria, presidente del Wildlife Conservation Trust.
Andheria ha dichiarato che il programma di reintroduzione dei cervi di palude in Madhya Pradesh rappresenta un’iniziativa significativa per garantire il futuro di questa specie. Gli sforzi coordinati non solo mirano a creare una nuova popolazione, ma anche a rafforzare la biodiversità e il delicato equilibrio degli ecosistemi locali.
Questi progetti di conservazione, se supportati da strategie gestionali adeguate, possono trasformarsi in modelli di successo, fornendo un esempio di come la cooperazione tra enti locali e globali possa produrre effetti positivi sulla fauna selvatica. La storia del cervo di palude a terra dura è solo un capitolo all’interno del più ampio libro della conservazione ambientale.
Fonti: Mongabay India, IUCN, Wildlife Conservation Trust
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