Spotify affronta finalmente il problema delle canzoni clone generate dall’IA.
Pubblicato il da Redazione - Tecnologia
Nuove Regole di Spotify contro i Contenuti Generati da AI
Ascoltando l’evoluzione della musica, è innegabile che i generatori musicali basati su intelligenza artificiale come Suno e Udio stiano trasformando il panorama musicale. Spotify, una delle piattaforme di streaming più popolari, si trova ora a fronteggiare un’affluenza di contenuti generati da AI, suscitando interrogativi su cosa significhi realmente la musica “autentica”. Il giovedì scorso, Spotify ha annunciato nuove politiche per affrontare questioni chiave legate ai contenuti AI: confusione, impersonificazione e trasparenza nell’uso dell’AI nella creazione musicale.
Proteggere gli Artisti e gli Ascoltatori
L’obiettivo dei nuovi protocolli è “proteggere gli artisti autentici da spam, impersonificazione e inganno”, ha dichiarato Charlie Hellman, responsabile globale del prodotto musicale di Spotify, durante una conferenza stampa. Inoltre, è importante sottolineare che Spotify desidera consentire agli artisti di utilizzare l’intelligenza artificiale se lo desiderano.
Per garantire un approccio chiaro, Spotify sta collaborando con DDEX, l’organizzazione internazionale che definisce gli standard musicali, per sviluppare un nuovo standard di metadati. Questo standard servirà a segnalare il coinvolgimento dell’AI in qualsiasi fase della creazione di una canzone. Si tratta non solo di creare suoni come voci e strumenti, ma anche di utilizzare l’intelligenza artificiale come supporto durante le fasi di mixaggio e mastering, come spiegato da Sam Duboff, capo marketing e politica dell’azienda.
Fifteen etichette discografiche e distributori musicali hanno già aderito all’adozione di queste nuove modalità di disclosure. Tuttavia, non esiste ancora una tempistica specifica per il rilascio degli standard, e le etichette saranno tenute ad aggiornare i loro processi per la consegna delle informazioni di accredito a Spotify.
In aggiunta, la piattaforma ha intensificato le sue misure contro l’appropriazione indebita, definendola come l’uso della voce di un artista senza autorizzazione, che comprende cloni vocali AI, deepfake e altre forme di replica vocale non autorizzata. Duboff ha sottolineato che questi problemi sono di particolare rilevanza per la comunità musicale.
Spotify sta anche introducendo un filtro per il “musica spam” nelle prossime settimane o mesi. Questo strumento è progettato per identificare coloro che tentano di sfruttare il sistema. Tra le tattiche comuni utilizzate dagli spammer ci sono il caricamento di brani con una durata leggermente superiore ai 30 secondi per accumulare riproduzioni paganti, oppure il caricamento degli stessi brani più volte con metadati leggermente diversi. Negli ultimi dodici mesi, Spotify afferma di aver rimosso ben 75 milioni di brani considerati spam.
Un altro tema caldo emerso è stata la questione relativa a presunti brani generati da AI inclusi nelle playlist di Spotify per evitare di pagare artisti. Duboff ha categoricamente smentito queste voci, affermando che Spotify non crea musica, né con AI né senza, e che il 100% dei brani presenti è creato, posseduto e caricato da terze parti autorizzate.
Durante la conferenza, non è stata fornita risposta chiara circa la possibilità che la musica generata da AI venga inserita nelle playlist curate editorialmente da Spotify. In seguito, Duboff ha fornito ulteriori chiarimenti sul funzionamento del sistema.
“Ci concentriamo su playlist di musica che pensiamo risuonerà con il pubblico. I brani che paiono principalmente generati da prompt mostrano un coinvolgimento molto basso. Non ci sono verità nei sistemi di cospirazione che affermano che stiamo promuovendo la musica AI per benefici finanziari; tutta la musica su Spotify è autorizzata da terze parti e non ne creiamo o possediamo alcuna, e paghiamo diritti per ogni traccia,” ha concluso Duboff.
Per chi desidera approfondire le politiche di Spotify e il loro impatto sugli artisti, è possibile consultare fonti ufficiali come il sito di Spotify e le comunicazioni aziendali.
In un’epoca in cui la tecnologia continua a espandere i confini del possibile, le iniziative di Spotify rappresentano un passo importante per tutelare gli artisti e mantenere l’integrità della musica come forma d’arte autentica e significativa.
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