Sri Lanka: El Niño aggrava la minaccia per i parchi nazionali e l’ambiente.

Pubblicato il da Luigi Salemi - Green

Sri Lanka: El Niño aggrava la minaccia per i parchi nazionali e l’ambiente.

La situazione delle aree protette in Sri Lanka

Il 14% della superficie totale del Sri Lanka è dedicata ad aree protette per la fauna selvatica, comprensive di oltre 20 parchi nazionali. Nonostante questa superficie, specie protette come leopardi (Panthera pardus kotiya) e elefanti (Elephas maximus maximus) sono sempre più a rischio a causa della continua riduzione dei loro habitat. L’agenzia per la conservazione della fauna selvatica ha intensificato l’applicazione delle leggi negli ultimi dieci anni per limitare l’invasione delle aree naturali, ma i risultati sono stati limitati.

Recenti studi indicano che l’insediamento delle popolazioni sfollate a causa del lungo conflitto armato, conclusosi nel 2009, ha avuto un impatto significativo sulla deforestazione, in particolare nel parco nazionale di Wilpattu. Le praterie nei parchi nazionali necessitano di essere gestite con metodi come il bruciamento controllato, una pratica che garantisce la disponibilità di foraggio per gli erbivori. Inoltre, non si può ignorare la necessità di permettere ai processi di selezione naturale di bilanciare gli ecosistemi all’interno dei parchi.

Il problema delle invasioni nelle aree nazionali

La storia dell’invasione delle aree protette in Sri Lanka affonda le radici all’epoca coloniale e alle pressioni di insediamento successive al conflitto armato. Srinath Dissanayake, ranger del Dipartimento di Conservazione della Fauna Selvatica (DWC), ha affermato che negli ultimi dieci anni vi sono stati pochi casi di invasione nei parchi nazionali, tranne in quelli situati vicino alle zone di conflitto. I confini della maggior parte delle riserve naturali furono tracciati secondo il Flora and Fauna Protection Ordinance (FFPO) n. 2 del 1937.

Ad esempio, i confini della Hakgala Strict Nature Reserve sono stati stabiliti nel 2019 secondo nuove normative. Dissanayake ha evidenziato che le invasioni più significative si sono verificate negli anni ’50 e ’60, con un impatto diretto sulle riserve naturali nel Nord e nell’Est del paese. La deforestazione causata dal reinserimento delle persone sfollate ha aperto la strada a progetti residenziali e nuove strade all’interno di parchi come il Wilpattu.

In questo contesto, le operazioni di rimozione degli invasori e il recupero dei terreni sono state effettuate in alcune aree. Tuttavia, Dissanayake ha sottolineato che il semplice recupero di un ambiente commerciale non porta necessariamente a un risanamento naturale. Interventi come la rigenerazione forestale nelle terre agricole recuperate sono attualmente in fase di implementazione.

Gestione delle praterie nei parchi nazionali

Uno studio condotto nel 2021 ha registrato cambiamenti nella copertura dell’habitat tra il 2005 e il 2019 nel parco nazionale di Udawalawe. I risultati hanno mostrato un aumento delle aree boschive a scapito delle praterie. Mayuri Wijesinghe, coautrice dello studio e professoressa senior presso l’Università di Colombo, ha NOTATO come il degrado delle praterie sia principalmente dovuto a successioni naturali piuttosto che a fattori antropici.

“Le praterie che non vengono gestite tendono a trasformarsi in boschi. È essenziale gestire le praterie per gli elefanti e altri erbivori. Se non si interviene, le praterie potrebbero diventare foreste di zone aride,” ha affermato. Il bruciamento controllato è un metodo efficace per gestire le praterie e garantire la crescita di nuova erba, fondamentale per la dieta degli elefanti, che consuma circa il 60-70% di erba.

Anche un audit del 2024 ha evidenziato le minacce alle praterie all’interno dei parchi, con conseguenze dirette sul conflitto tra uomini ed elefanti. La relazione ha messo in evidenza la presenza di specie invasive, la coltivazione e insediamenti illegali, che contribuiscono alla perdita di habitat fondamentale per gli erbivori.

Preoccupazioni per l’El Niño

Non è solo l’invasione delle aree protette a rappresentare una sfida, poiché gli animali nei parchi sono sempre più vulnerabili a condizioni climatiche estreme. Palitha Wickramaratne, un ambientalista, ha sottolineato come molte specie tristemente vulnerabili alle temperature elevate si trovino nelle vicinanze del parco nazionale di Yala. Sri Lanka ha sperimentato periodi di siccità da molto tempo e i progetti di deviazione dei fiumi, come il Menik Ganga, sono stati implementati per garantire l’approvvigionamento idrico per la fauna.

Con l’arrivo previsto di un potente El Niño, la situazione potrebbe aggravarsi, richiedendo misure immediate per garantire la sicurezza degli animali. La chiusura di sezioni di parchi affollati potrebbe essere una soluzione temporanea per consentire agli animali di accedere alle fonti d’acqua senza ostacoli.

In aggiunta, secondo il direttore generale del DWC, Ranjan Marasinghe, è fondamentale permettere alla natura di seguire il suo corso. Gli animali devono adattarsi alle condizioni di siccità e sviluppare la resistenza necessaria a mantenere l’equilibrio degli ecosistemi.

Si prevede che ogni parco nazionale abbia un proprio sistema di irrigazione. Marasinghe ha affermato che gli sforzi per la manutenzione delle pompe idrauliche e l’approvvigionamento di acqua tramite autobotti sono continuativi, ma anche che è cruciale rispettare i processi naturali e le dinamiche dell’ecosistema.

Secondo Marasinghe, il DWC prevede di aumentare le pattuglie durante i periodi di siccità per monitorare il bracconaggio e altre attività illegali. I parchi nazionali, non solo un patrimonio naturale ma anche motori economici per il turismo, necessitano di attenzione continua per preservare le specie chiave che attraggono milioni di visitatori ogni anno.

Fonti ufficiali:
– Dipartimento di Conservazione della Fauna Selvatica (DWC)
– Mongabay
– Ceylon Journal of Science

La gestione delle aree protette è essenziale per la salvaguardia della biodiversità in Sri Lanka.

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