Studi rivelano: l’esplorazione offshore di fossili mina la leadership climatica del Brasile.

Pubblicato il da Redazione - Green

Studi rivelano: l’esplorazione offshore di fossili mina la leadership climatica del Brasile.

La crisi ambientale in Brasile: L’impatto delle esplorazioni offshore

In vista del vertice sul clima delle Nazioni Unite (COP30) in Brasile, un rapporto di SkyTruth, un’organizzazione impegnata nel monitoraggio ambientale, ha mappato l’impatto delle esplorazioni offshore per i combustibili fossili in Brasile, denunciando l’inadempienza del paese rispetto alle promesse di transizione energetica. Dallo studio emerge che dal 2017 sono stati rilevati 179 probabili chiazze di petrolio lungo la costa brasiliana, mentre i settori petrolifero e del gas hanno prosperato. Le analisi hanno evidenziato un incremento del traffico delle navi legate all’industria fossile dell’81% tra il 2012 e il 2023, con emissioni di metano che hanno raggiunto livelli preoccupanti, equivalenti a quelle prodotte annualmente da 6,9 milioni di veicoli.

Il rapporto di SkyTruth critica le iniziative ecologicamente controverse adottate dal Brasile, tra cui l’esplorazione petrolifera all’imbocco del fiume Amazzoni. Queste attività rappresentano un rischio significativo per gli ecosistemi marini ricchi di biodiversità e per le comunità indigene e tradizionali, allontanando ulteriormente il paese dai suoi obiettivi di clima e conservazione.

Contraddizioni nelle politiche ambientali del Brasile

Durante il COP30, tenutosi a Belém, capitale di Pará, il rapporto di SkyTruth ha portato all’attenzione le criticità dell’agenda climatica del Brasile. Sebbene il paese si presenti come un potenziale leader nella soluzione delle problematiche ambientali globali, le sue pratiche continuano a sollevare dubbi. La relazione mette in evidenza le contraddizioni nella retorica climatica del governo brasiliano, che ha promesso di diventare un “campione di transizione energetica”.

Dal 2014 al 2024, la produzione di petrolio in Brasile è aumentata di oltre il 49%, mentre la produzione di gas naturale è cresciuta di oltre il 78%. Questi dati indicano un’evidente direzione opposta nella ricerca di fonti energetiche meno inquinanti. Secondo SkyTruth, per rispettare l’Accordo di Parigi, sarebbe necessaria una riduzione dell’80% della produzione di petrolio e gas rispetto ai livelli del 2022.

Il rapporto rivela anche che, dal 2017, il monitoraggio satellitare ha osservato “179 probabili chiazze di petrolio” nella zona economica esclusiva (ZEE) del Brasile, estesa per 200 miglia nautiche dalla costa. Questo aumento di attività ha coinciso con un notevole incremento delle emissioni inquinanti. Gli stabilimenti petroliferi nella ZEE hanno bruciato 12,5 miliardi di metri cubi di gas naturale, un’azione che contrasta con i tentativi del Brasile di percorrere la strada della decarbonizzazione.

Le preoccupazioni non riguardano solo l’inquinamento ambientale, ma anche i danni a specie e comunità storicamente marginalizzate, come le comunità indigene e i quilombolas. Le attività estrattive mettono a rischio anche le risorse economiche locali, danneggiando l’ecosistema marino e le persone che fanno affidamento su di esso. Secondo le informazioni fornite da SkyTruth, le persone che vivono vicino a un pozzo petrolifero sono esposte a inquinanti atmosferici, con effetti nocivi sulla salute.»

Oltre a ciò, SkyTruth ha messo in evidenza che 13 delle 160 aree marine protette del Brasile coesistono con infrastrutture petrolifere o chiazze di petrolio. Quasi tutte queste aree protette hanno a che fare con il traffico navale legato all’industria fossile, contraddicendo il loro status di protezione ambientale.

Secondo le dichiarazioni di esperti come la professoressa Maria João Ramos Pereira, i dati presentati nel rapporto rappresentano un serio conflitto per la conservazione della biodiversità marina. Le conseguenze delle fuoriuscite di petrolio possono essere irreversibili, compromettendo la catena alimentare e la salute degli ecosistemi marini. Le tragedie ambientali passate dimostrano che il rischio di fuoriuscite è costante e che le conseguenze possono essere devastanti.

Con l’attuale modello economico fortemente dipendente dai combustibili fossili, Brasile si trova in una posizione critica. Durante il COP30, gli ambientalisti hanno sottolineato l’importanza di fermare l’assegnazione di nuovi blocchi di esplorazione di combustibili fossili nelle aree con alta biodiversità. Proposte sostenibili vengono da varie comunità che si oppongono a queste pratiche, chiedendo l’élaborazione di un piano nazionale per la transizione energetica che espliciti chiaramente la necessità di dichiarare certe aree, come l’imbocco dell’Amazzoni, come territori privi di combustibili fossili.

Il Brasile ha anche recentemente aderito al High Level Panel for a Sustainable Ocean Economy, impegnandosi a “gestire sostenibilmente” tutte le sue acque nazionali entro il 2030. Questo passo è visto come un segnale positivo verso la conservazione marina e la lotta contro i cambiamenti climatici.

In sintesi, mentre il Brasile si prepara a svolgere un ruolo decisivo nel dibattito climatico globale, le sue politiche ambientali sollevano interrogativi seri. È vitale che il paese abbracci soluzioni sostenibili che riconoscano l’importanza della diversità ecologica e della salute delle sue comunità costiere.

Fonti ufficiali: SkyTruth, COP30 UN Climate Conference

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