Studio rivela che la capacità globale di stoccaggio CO2 potrebbe essere sopravvalutata.

Pubblicato il da Redazione - Green

Studio rivela che la capacità globale di stoccaggio CO2 potrebbe essere sopravvalutata.

La verità sullo stoccaggio di carbonio: un nuovo studio rivela rischi e limitazioni

Il potenziale di stoccaggio sicuro del carbonio potrebbe essere notevolmente inferiore rispetto alle attuali stime, secondo una recente analisi pubblicata sulla rivista Nature. La tecnologia di cattura e stoccaggio del carbonio (CCS) è spesso considerata una soluzione promettente per rimuovere miliardi di tonnellate di CO2 dall’atmosfera, con l’intento di immagazzinarla in formazioni rocciose profonde nel sottosuolo. Tuttavia, il nuovo studio avanza l’ipotesi che molti luoghi ritenuti idonei potrebbero presentare rischi significativi, come la contaminazione delle acque o il rischio di terremoti.

Questo ha portato gli autori dello studio a concludere che il “prudent” stoccaggio disponibile è molto inferiore rispetto a quanto stimato. Secondo la ricerca, l’immagazzinamento di carbonio in modalità CCS potrebbe limitare l’innalzamento della temperatura globale di solo 0.7° Celsius (1.3° Fahrenheit), molto meno rispetto alle previsioni precedenti che si attestavano tra i 5-6°C (9-11°F).

L’analisi dei limiti di CCS

Attualmente, il metodo più comune di CCS prevede l’iniezione di CO2 in formazioni rocciose sotterranee, promuovendo l’idea che possa rimanere intrappolata per millenni. Ricerche passate avevano suggerito che esistesse spazio per stoccare tra 8,000 e 55,000 gigatons di CO2, portando alcuni esperti a concludere che il potenziale per il CCS fosse praticamente illimitato. Tuttavia, studi recenti hanno messo in luce i vincoli reali di questa tecnica.

La ricerca, pubblicata il 3 settembre, esamina le aree globali idonee per lo stoccaggio geologico, determinando che la capacità totale è di circa 11,800 gigatons di CO2. Tuttavia, a seguito delle esclusioni dovute al rischio di contaminazione delle risorse idriche, sismicità o perdite di CO2, il potenziale effettivo scende a circa 1,460 gigatons di CO2. Oltre a questo, gli studiosi hanno eliminato le aree situate entro 25 chilometri da popolazioni umane, accentuando ulteriormente la limitazione delle risorse disponibili.

Matthew Gidden, autore principale dello studio e ricercatore senior presso l’International Institute for Applied Systems Analysis in Austria, sottolinea l’importanza di utilizzare il CCS in modo strategico, focalizzandosi su applicazioni ad alta intensità di carbonio per le quali non ci sono alternative rinnovabili a breve termine, come nel settore agricolo. Gidden avverte che è necessario adottare un approccio più consapevole riguardo all’uso di questa risorsa limitata.

Nonostante ciò, molti esperti riconoscono l’importanza del CCS per soddisfare gli impegni climatici a livello globale, in linea con l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di limitare l’innalzamento della temperatura media globale a 2°C sopra i livelli pre-industriali. Le attuali tecnologie di CCS, però, stanno avanzando lentamente, e ci sono stime divergenti riguardo a quanto carbonio possiamo realmente stoccare.

La ricerca sottolinea che è cruciale fornire dati realistici ai politici per la pianificazione strategica della lotta contro il cambiamento climatico. Gidden afferma che, ad oggi, si prevede che la temperatura globale possa aumentare di 3°C (5.4°F) entro il 2100, il che implica che le capacità di CCS mappate non basterebbero a mantenere il riscaldamento entro livelli accettabili. Per affrontare veramente il cambiamento climatico, sarà essenziale ridurre urgentemente le emissioni di carbonio e investire in altre soluzioni perseguibili.

Inoltre, Gidden mette in evidenza che gli ecosistemi terrestri, come le foreste, sono in grado di rimuovere annualmente circa 2 gigatons di CO2 dall’atmosfera, un approccio che potrebbe essere ampliato tramite più programmi di riforestazione e conservazione.

Il CEO della Global CCS Institute, Jarad Daniels, supporta l’idea che il CCS rimane una risorsa critica per limitare il riscaldamento globale. Tuttavia, Egli ritiene che le assunzioni fatte dagli autori riguardo ai rischi e ai parametri tecnici siano eccessivamente restrittive. Ad esempio, alcuni progetti CCS attuali, come il Carbfix in Islanda, operano anche in prossimità di aree popolate, dimostrando che le misure di sicurezza elevate possono essere rispettate senza compromettere la sicurezza pubblica.

In ultima analisi, Gidden insiste sull’importanza di una gestione strategica e “prudent” delle risorse di stoccaggio del carbonio, affinché le generazioni future possano disporre di strumenti efficaci per affrontare il cambiamento climatico. “Dobbiamo utilizzare tutte le risorse disponibili nella nostra cassetta degli attrezzi,” conclude Gidden, “e questo inizia con la conservazione dei bacini naturali di carbonio.”

Fonti:

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