The Manchurian Candidate, il film che trasformò la paranoia della Guerra Fredda in un capolavoro (pagina 9)
Pubblicato il da Anna Gaia Cavallo - aggiornato il - Tv e Spettacolo
La regia di John Frankenheimer è fondamentale per l’identità del film. Il regista non tratta la storia come un semplice thriller investigativo, ma costruisce progressivamente una realtà nella quale lo spettatore non può essere completamente sicuro di ciò che sta vedendo.
Le sequenze ambientate durante la prigionia hanno un carattere quasi surreale. La percezione dei personaggi e quella dello spettatore finiscono per sovrapporsi, rendendo difficile distinguere il ricordo dalla manipolazione.
Il risultato è una tensione che non dipende soltanto dalla domanda chi è il responsabile?, ma da una domanda ancora più inquietante: quanto possiamo fidarci della nostra memoria?