The Musketeers of Pig Alley: il film di D.W. Griffith che inventò il gangster movie
Pubblicato il da Anna Gaia Cavallo - aggiornato il - Tv e Spettacolo
Il 31 ottobre 1912 il cinema entrava in un territorio destinato a diventare uno dei più riconoscibili della sua storia: quello della criminalità organizzata. Quel giorno debuttava The Musketeers of Pig Alley, cortometraggio diretto da D.W. Griffith per la Biograph, oggi considerato dalla Library of Congress il primo film gangster. In appena diciassette minuti, Griffith raccontava una storia di criminali, sparatorie, rapine e rivalità ambientata in un quartiere popolare di New York, anticipando molti degli elementi che decenni più tardi sarebbero diventati fondamentali nel gangster movie.
Nel 1912 il cinema era ancora lontanissimo dai grandi gangster movie di Hollywood. Non esistevano ancora Scarface, Little Caesar, The Public Enemy o Il padrino. Il linguaggio cinematografico stesso era in piena formazione e i film erano spesso cortometraggi destinati a essere proiettati all’interno di programmi composti da più opere. Griffith, però, aveva già intuito che il cinema poteva raccontare storie criminali non soltanto attraverso l’azione, ma anche costruendo personaggi, ambienti e tensione narrativa.
The Musketeers of Pig Alley è importante quindi non soltanto perché viene ricordato come il primo gangster film, ma perché dimostra quanto rapidamente il cinema muto stesse sviluppando strumenti destinati a diventare fondamentali. Griffith utilizza infatti inquadrature decentrate, variazioni della profondità di campo e una costruzione dello spazio capace di guidare lo sguardo dello spettatore. La Library of Congress considera queste soluzioni tra gli aspetti più innovativi dell’opera.
Un film nato nella New York del cinema muto
The Musketeers of Pig Alley appartiene alla straordinaria stagione della Biograph Company, la casa di produzione con cui Griffith realizzò una parte fondamentale della propria produzione cinematografica. Il regista era già impegnato a sperimentare nuove modalità per raccontare storie sempre più articolate attraverso il montaggio e la composizione delle immagini.
Il film si svolge in un ambiente urbano segnato dalla povertà e dalla presenza della criminalità. Il quartiere non è soltanto uno sfondo: diventa parte integrante della storia e contribuisce a creare l’atmosfera di pericolo nella quale si muovono i personaggi.
La città rappresentata da Griffith è molto diversa dalla New York che il cinema avrebbe mostrato nei decenni successivi. Ma alcuni elementi sono già riconoscibili: vicoli, abitazioni popolari, bande criminali, armi e conflitti tra gruppi rivali.
La storia di un musicista e di una banda
Al centro della vicenda c’è un musicista che si trasferisce in un quartiere controllato dalla criminalità. La sua vita viene rapidamente coinvolta nelle attività di una banda guidata da un gangster conosciuto come Snapper Kid.
Il personaggio interpretato da Elmer Booth è uno dei primi esempi cinematografici di criminale organizzato destinato a diventare una figura centrale della narrazione. Non è soltanto un delinquente occasionale: ha una banda, controlla un territorio e utilizza la violenza per difendere i propri interessi.
La vicenda introduce così alcuni degli elementi che diventeranno ricorrenti nel genere: il rapporto tra criminalità e quartiere, la rivalità tra bande e la presenza di vittime innocenti coinvolte in un conflitto più grande di loro.
Elmer Booth e il primo gangster cinematografico
Elmer Booth interpreta Snapper Kid, il capo della banda criminale. Il suo personaggio è particolarmente importante perché anticipa una figura destinata a dominare il cinema americano: il gangster come protagonista carismatico e pericoloso.
Il gangster di Griffith non possiede ancora l’eleganza dei criminali che Hollywood avrebbe costruito negli anni Trenta. Non ci sono automobili di lusso, abiti impeccabili o grandi uffici. Il suo potere nasce dal controllo della strada e dalla capacità di utilizzare la violenza.
Proprio questa dimensione quotidiana rende il personaggio interessante. Il crimine non appare come qualcosa di astratto e lontano, ma come una presenza concreta all’interno della vita del quartiere.
Lillian Gish tra le protagoniste
Nel cast compare anche Lillian Gish, una delle attrici più importanti del cinema muto americano e una delle interpreti maggiormente associate alla carriera di Griffith. Accanto a lei recita la sorella Dorothy Gish.
Lillian interpreta la moglie del musicista e rappresenta il punto di vista della parte più vulnerabile della storia. La sua presenza contribuisce a spostare il racconto dalla semplice successione di azioni criminali verso una dimensione più drammatica.
La Library of Congress ricorda inoltre la presenza nel cast di attori come Lionel Barrymore, Donald Crisp, Harry Carey e Antonio Moreno, molti dei quali avrebbero poi costruito lunghe carriere anche nel cinema sonoro.
La novità delle sparatorie
Uno degli elementi destinati a lasciare un segno è la rappresentazione della violenza urbana. In The Musketeers of Pig Alley le sparatorie non sono semplicemente episodi isolati: diventano parte della struttura narrativa.
Le bande si affrontano per il controllo del territorio e la violenza può esplodere improvvisamente. Griffith costruisce la tensione attraverso il montaggio, alternando luoghi e gruppi di personaggi per dare allo spettatore la sensazione che le diverse azioni stiano avvenendo contemporaneamente.
Questa capacità di organizzare lo spazio e il tempo sarebbe diventata una delle caratteristiche fondamentali del cinema d’azione e, successivamente, del gangster movie.
Un nuovo modo di usare l’inquadratura
La rivoluzione del film non riguarda soltanto il soggetto. Griffith e il direttore della fotografia G.W. Bitzer sperimentano infatti soluzioni visive particolarmente innovative per l’epoca.
La Library of Congress sottolinea, tra gli altri aspetti, l’utilizzo di una particolare gestione della messa a fuoco: il soggetto principale viene mantenuto nitido mentre lo sfondo appare più attenuato. All’epoca si trattava di una soluzione tutt’altro che comune nel cinema.
Questa tecnica permette di attirare l’attenzione dello spettatore verso un determinato personaggio o elemento della scena, creando una gerarchia visiva che sarebbe diventata fondamentale nel linguaggio cinematografico.
L’inquadratura decentrata
Un’altra innovazione riguarda la posizione dei personaggi all’interno dell’immagine. Griffith utilizza infatti inquadrature decentrate, collocando alcuni soggetti lontano dal centro dell’inquadratura.
Oggi una scelta simile appare assolutamente naturale. Nel cinema dei primi anni Dieci del Novecento, invece, rappresentava una significativa deviazione dalla composizione più tradizionale delle immagini.
La posizione del personaggio diventa così uno strumento narrativo. Non tutto ciò che conta deve necessariamente trovarsi al centro dello schermo: anche i margini dell’inquadratura possono contenere informazioni fondamentali.
Il montaggio e la tensione
Griffith aveva già sviluppato negli anni precedenti una particolare attenzione al montaggio alternato, cioè alla possibilità di passare da un’azione all’altra per creare un rapporto di contemporaneità e aumentare la tensione.
In The Musketeers of Pig Alley questa tecnica trova un terreno ideale. La presenza di bande rivali, vittime, inseguimenti e scontri permette al regista di costruire una narrazione nella quale diversi luoghi e personaggi sono collegati dal montaggio.
Il risultato è un ritmo che, nonostante la brevità del film, permette alla storia di svilupparsi con una certa complessità. È uno degli elementi che spiegano perché l’opera venga ancora studiata nella storia del cinema.
Il quartiere come personaggio
Il titolo stesso, The Musketeers of Pig Alley, porta lo spettatore in un luogo preciso: Pig Alley. Il nome evoca uno spazio urbano degradato e diventa quasi una definizione dell’ambiente nel quale si muovono i protagonisti.
La strada e gli edifici non sono semplici elementi scenografici. Rappresentano un mondo nel quale criminalità, povertà e vita quotidiana convivono continuamente.
Questa attenzione all’ambiente urbano avrebbe avuto un’importanza enorme nell’evoluzione del gangster movie. Negli anni successivi, infatti, la città sarebbe diventata uno dei grandi protagonisti invisibili del genere.
Il gangster movie prima del gangster movie
Definire The Musketeers of Pig Alley il primo gangster movie non significa sostenere che prima del 1912 il cinema non avesse mai mostrato criminali. Il crimine era già presente in numerosi cortometraggi dell’epoca.
La differenza sta nella centralità della banda criminale, nella rappresentazione del conflitto tra gang e nella costruzione di un ambiente urbano nel quale il gangster assume un ruolo narrativo fondamentale.
È questa combinazione a rendere il film di Griffith un punto di riferimento. La Library of Congress lo identifica esplicitamente come il primo film gangster, sottolineandone al tempo stesso il valore storico e le innovazioni di linguaggio.
Da Griffith a Hollywood
Molti degli elementi introdotti o sviluppati da Griffith sarebbero tornati nel cinema criminale dei decenni successivi. La banda, il territorio, la violenza, le sparatorie e il rapporto tra criminalità e vita quotidiana sarebbero diventati componenti ricorrenti del genere.
Il gangster movie avrebbe poi trovato una nuova forma negli anni Trenta, quando l’avvento del sonoro avrebbe permesso di aggiungere alle immagini anche il rumore delle armi, le voci dei criminali e soprattutto il linguaggio della strada.
Ma prima di Scarface, Little Caesar e The Public Enemy c’era già Snapper Kid, il gangster di Elmer Booth che si muoveva tra le strade di Pig Alley.
Un film di appena diciassette minuti
La durata rende ancora più sorprendente l’importanza storica dell’opera. The Musketeers of Pig Alley dura circa 17 minuti, ma al suo interno contiene una quantità notevole di elementi destinati a svilupparsi nel cinema successivo.
Il cortometraggio dimostra anche quanto il cinema muto fosse già capace di raccontare storie complesse attraverso immagini, montaggio e gestualità, senza bisogno del dialogo sonoro.
Ogni inquadratura deve quindi comunicare attraverso la composizione dello spazio, i movimenti degli attori e il rapporto tra una scena e quella successiva.
La conservazione e il valore storico
La storia di The Musketeers of Pig Alley non si è conclusa con la sua uscita nel 1912. Il film è stato preservato dal Department of Film del Museum of Modern Art, permettendo alle generazioni successive di conoscere direttamente una delle opere fondamentali del cinema muto americano.
La conservazione è particolarmente importante per il cinema delle origini, perché moltissimi film realizzati nei primi decenni della storia cinematografica sono andati perduti. La stessa Library of Congress sottolinea quanto siano rare le pellicole dell’epoca e quanto preziosi siano gli elementi sopravvissuti.
Grazie a questa sopravvivenza, oggi è possibile osservare direttamente le soluzioni narrative e visive attraverso le quali Griffith contribuì a costruire il linguaggio cinematografico moderno.
Il primo capitolo di una lunga storia
Più di un secolo dopo, il gangster movie è diventato uno dei generi più riconoscibili della storia del cinema. Dai criminali della New York degli anni Trenta alle grandi saghe della mafia italoamericana, passando per il noir, il cinema di Martin Scorsese e le serie televisive contemporanee, la figura del gangster ha assunto forme molto diverse.
Eppure molte delle sue radici possono essere cercate proprio in quel cortometraggio del 1912. The Musketeers of Pig Alley non aveva ancora il linguaggio sofisticato del cinema criminale moderno, ma conteneva già la banda, il territorio, la violenza e il conflitto che avrebbero definito il genere.
Il 31 ottobre 1912, D.W. Griffith non stava semplicemente raccontando una storia di criminali. Stava contribuendo a inventare un modo nuovo di raccontare il crimine sullo schermo. E oltre un secolo dopo, The Musketeers of Pig Alley continua a essere ricordato proprio per questo: come uno dei punti da cui è iniziata la lunga storia del gangster movie.