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Pubblicato il da Redazione - Scuola e Università
Scuola sotto accusa: siamo davvero solo numeri? Riflessioni di un prof
Le recenti proteste di alcuni studenti contro l’attuale sistema di valutazione scolastica, giudicato eccessivamente competitivo e poco orientato alla crescita personale, hanno sollevato un ampio dibattito. Queste voci critiche hanno trovato eco tra alcuni esperti di pedagogia e, inevitabilmente, si sono trasformate in un’analisi impietosa del ruolo dei docenti. Le accuse principali? Essenzialmente quattro: ridurre gli studenti a meri numeri attraverso valutazioni sommative, trascurare il loro benessere psicologico, non fornire una sufficiente motivazione allo studio e, infine, incapacità di instaurare un dialogo inclusivo che favorisca una crescita autentica e un apprendimento significativo.
Dopo oltre tre decenni di insegnamento, ho ascoltato (e vissuto) critiche simili innumerevoli volte. Richieste di ridimensionare il valore del voto, di porre lo studente al centro del processo educativo, di prendersi cura del suo benessere, di promuovere una crescita personale, di offrire opportunità di autorealizzazione, di valorizzare le competenze, di creare un ambiente scolastico positivo, di fornire assistenza psicologica, di praticare la comprensione e la fiducia. Posso affermare con certezza che, nel corso degli anni, il legislatore è intervenuto ripetutamente proprio in questa direzione, portando la scuola a una trasformazione significativa. Migliore di prima? Questo è un altro discorso.
L’evoluzione del sistema scolastico: un’analisi
L’attuale sistema scolastico italiano è fortemente orientato all’inclusione. Concetti come valutazione formativa (che affianca quella sommativa, meno apprezzata), giudizi ampi e argomentati (che superano la mera valutazione numerica), autovalutazione, collaborazione (in contrapposizione alla competitività), responsabilizzazione, valorizzazione delle idee, educazione integrale, sostegno agli studenti più vulnerabili, supporto psicologico, apprendimento “naturale”, motivazione e dialogo (un dialogo aperto con gli studenti, quasi alla pari, per comprendere dubbi, timori, speranze e sogni, e con i genitori), innovazione metodologica (con una miriade di approcci didattici che vanno oltre la tradizionale, e spesso criticata, lezione frontale) sono ormai elementi centrali e imprescindibili in ogni scuola.
Forse, però, è necessaria una revisione di alcuni aspetti, tenendo conto dei rapidi e continui cambiamenti che caratterizzano la società (sempre più tecnologica), degli studenti (che spesso presentano problematiche complesse) e, non ultimo, degli insegnanti. È innegabile che nessun docente, pur dovendo fare i conti con griglie di valutazione e voti, valuta oggi in modo puramente matematico, freddo e asettico. Al contrario, ogni insegnante osserva e registra i progressi (o la mancanza di progressi) di ogni studente nel corso dell’anno, condividendo le proprie impressioni con i colleghi, gli studenti stessi e i genitori. Nessun docente si sottrae al confronto e, prima di proporre una valutazione (di qualsiasi tipo) allo scrutinio finale, dedica tempo alla riflessione, ripercorrendo l’anno scolastico dello studente, rivedendo i suoi elaborati e rileggendo gli appunti presi durante le lezioni.
L’esame di maturità: uno sguardo più ampio
Anche durante l’esame di maturità, pur dovendo esprimere giudizi numerici, si tiene conto in modo significativo del percorso scolastico dello studente. Si valuta la sua maturità non solo attraverso le prove scritte, ma soprattutto durante il colloquio orale, dove il candidato ha l’opportunità di esprimersi liberamente (nel rispetto delle regole), di far conoscere la propria personalità e di andare oltre i contenuti puramente scolastici. Lungi dall’immagine di una scena muta imposta, il colloquio rappresenta un momento di dialogo e di confronto.
La scuola è impegnata in un processo di aggiornamento continuo e frenetico, con nuovi e inimmaginabili corsi di formazione proposti e imposti, al fine di rispondere alle richieste (sempre giuste?) di famiglie e studenti. Nei “corridoi dell’educazione”, si affiancano ai docenti figure come educatori, specialisti del sostegno e psicologi. Parlare di una scuola che si limita a trasmettere nozioni è quasi una bestemmia. L’obiettivo è che lo studente, attraverso percorsi di apprendimento “personali” e studiati, arrivi a conquistare la conoscenza in modo autonomo.
Critiche e realtà: un confronto
Questo non significa che tutto sia stato fatto nel modo giusto. Certamente c’è ancora margine di miglioramento. Però, leggere critiche così severe da parte di alcuni studiosi, come se fossero nuove e come se nulla fosse stato fatto negli ultimi decenni, risulta piuttosto deprimente.
Ragazzi, nessuno vi considera dei semplici numeri, ma persone con la loro complessità. Si cerca di capire, attraverso varie forme di valutazione e monitoraggio, la vostra preparazione, le vostre competenze e la vostra maturità. Un obiettivo delicato e non sempre facile da raggiungere, nel quale anche voi dovete darci una mano. A scuola non siete numeri, ma giovani donne e giovani uomini a cui prestare la massima attenzione.
Un consiglio per il futuro
Piuttosto, state attenti nella vita a non essere considerati numeri, macchine o rotelle di complicati ingranaggi, volti senz’anima. State attenti a che non vi venga negata la vostra personalità in questa vita competitiva, fatta di lotte, contrasti, vincitori e vinti, per essere visti solo come oggetti utili numerati o robot rotti da scartare. Da questo, guardatevi.
La scuola? No, a scuola non siete numeri.
Ceriani Andrea
Fonti ufficiali:
- Ministero dell’Istruzione e del Merito
- Indicazioni Nazionali per il Curricolo della Scuola dell’Infanzia e del Primo Ciclo d’Istruzione
- Decreto Legislativo 62/2017 (Valutazione)
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