Tragedia nella discarica: i rischi mortali dei raccoglitori di rifiuti nelle Filippine.
Pubblicato il da Luigi Salemi - Green
Tragedia al Discarica nelle Filippine: Crollo Colpisce Raccolta di Rifiuti
Il 20 febbraio, un crollo catastrofico in una discarica nella provincia di Rizal, Filippine, ha sepolto diversi scavatori impegnati nella raccolta di materiali riciclabili. Questo incidente segue un evento simile avvenuto a Cebu nel mese di gennaio, dove 36 persone hanno perso la vita. Fino ad ora, una persona è stata ufficialmente dichiarata morta e due sono ancora disperse, ma testimoni oculari affermano che fino a 50 individui potrebbero essere rimasti intrappolati sotto le macerie.
In tutto il paese, gli scavatori pagano una tassa agli operatori della discarica per cercare plastica e metallo da rivendere agli esercizi locali di rottame. Le autorità ambientali hanno riscontrato “carenze operative” nel sito subito dopo i primi accertamenti e hanno emesso un’ordinanza di cessazione delle attività per l’operatore.
Testimonianze come quella di Lenny*, un raccoglitore di rifiuti di 27 anni, descrivono il momento del crollo come un’esperienza agghiacciante. “Ho congelato quando ho visto il primo cumulo di spazzatura crollare sotto i piedi dei miei compagni scavatori,” racconta. In un attimo, una cratere di rifiuti ha inghiottito centinaia di persone, mentre la direzione della discarica ha ordinato di continuare a sversare altri rifiuti e di livellare detriti per creare un passaggio di emergenza.
Mark Delos Reyes, portavoce della International Solid Waste Integrated Management Specialist (ISWIMS), ha negato che altri rifiuti siano stati sversati immediatamente dopo il crollo, affermando che ogni movimento di camion o attrezzature fosse destinato solo a operazioni di ricerca e recupero. Tuttavia, Lenny ha riferito di non essere a conoscenza di alcuna operazione di ricerca attiva.
Rischi per la Salute e Contesto Sociale degli Scavatori
Gli scavatori, in quanto non dipendenti ufficiali della discarica, pagano 50 pesos (circa 1 dollaro) come tassa d’ingresso settimanale e lavorano in condizioni di estrema precarietà, indossando solo t-shirt per proteggersi dai rifiuti. Completano turni di lavoro quotidiani e guadagnano tra i 400 e i 500 pesos al giorno, un salario poco sufficiente per vivere dignitosamente. Questa condizione li espone a rischi sanitari significativi, tra cui contaminazione chimica e malattie respiratorie, con l’area circostante caratterizzata da forti cattivi odori e presenza di rifiuti in decomposizione.
Secondo Nilo Tamoria, direttore regionale del Dipartimento dell’Ambiente e delle Risorse Naturali, il governo non tollererà negligenze che mettano a rischio la sicurezza pubblica. Un’indagine condotta il 23 febbraio ha rivelato carenze operative, tra cui odori sgradevoli provenienti dai rifiuti esposti e delle crepe visibili nelle pendenze della discarica che potrebbero minacciare un ulteriore crollo.
Le comunità vulnerabili e i gruppi ambientalisti chiedono responsabilità, sottolineando che le operazioni di soccorso formali non sono state condotte nelle ore e nei giorni immediatamente successivi all’incidente. Mimi Doringo, rappresentante dell’alleanza nazionale per i poveri urbani Kadamay, ha criticato sia la direzione della discarica che il governo municipale di Rizal, affermando che le autorità dovrebbero affrontare la verità, anche se riguarda una sola persona intrappolata.
Le Leggi Ambientali Filippine, adottate dal 2002, hanno imposto l’uso di discariche sanitarie che richiedono coperture di rifiuti e sistemi di trattamento per contenere le tossine. Nonostante ciò, esperti come la dottoressa Julie Caguiat sollevano dubbi sull’efficacia della loro attuazione, affermando che la gestione dei rifiuti deve essere più regolamentata.
Marian Ledesma di Greenpeace Filippine osserva che gli incidenti recenti sono indice di un fallimento nel rispettare le leggi esistenti. La legge Ecologica sulla Gestione dei Rifiuti, progettata per prevenire la produzione di rifiuti, ha visto un’azione governativa concentrata principalmente sulla gestione di rifiuti già generati. Jeff*, un sopravvissuto all’incidente, ha raccontato di come ha scavato attraverso i rifiuti per liberare suo figlio, rimasto intrappolato. Nonostante le gravi ustioni subite, la famiglia non può permettersi di portarlo in ospedale.
L’incidente del 20 febbraio, oltre a evidenziare l’urgente necessità di riforme nel settore della gestione dei rifiuti, è un promemoria della vulnerabilità di migliaia di scavatori che quotidianamente si guadagnano da vivere in condizioni estremamente rischiose e precarie.
Fonti ufficiali:
1. Dipartimento dell’Ambiente e delle Risorse Naturali delle Filippine
2. Greenpeace Filippine
3. International Solid Waste Integrated Management Specialist (ISWIMS).
Non perderti tutte le notizie di green su Blog.it