Uno studio mostra che la sorveglianza delle malattie della fauna selvatica a livello globale richiede reti locali più solide.

Pubblicato il da Luigi Salemi - Green

Un recente studio ha proposto una mappa per i paesi per monitorare meglio la salute della fauna selvatica e gli sciami di malattie. La ricerca precedente ha rilevato che quasi il 60% dei 107 paesi esaminati non mostrava prove di un sistema funzionale di sorveglianza della salute della fauna selvatica. Questo lascia vulnerabili gli ecosistemi, l’agricoltura e le popolazioni umane a sciami catastrofici, affermano i ricercatori.

Il piano presentato nello studio più recente offre soluzioni concrete per migliorare la sorveglianza, ha detto Sarah Olson, co-autrice dello studio e direttore della sanità presso la Wildlife Conservation Society (WCS). Olson e i suoi colleghi scrivono che eventi di malattie non monitorati hanno già causato gravi danni ecologici ed economici. Per esempio, la peste degli ovini e dei caprini ha causato un declino stimato dell’80% della gazzella tartara (Saiga tatarica) in via di estinzione della Mongolia, mentre l’influenza aviaria altamente patogena (H5N1) continua a provocare una mortalità di massa nelle popolazioni di uccelli selvatici e mammiferi marini. Mongabay ha recentemente riferito sulla diffusione dell’H5N1 che colpisce uccelli selvatici, fauna urbana e mercati di animali vivi in città come New York. I ricercatori affermano che se patogeni letali possono diffondersi incontrollati nelle metropoli ampiamente monitorate, i rischi sono amplificati nelle regioni prive di una sorveglianza di base.

Tuttavia, gli sforzi di monitoraggio esistenti sono ancora afflitti da finanziamenti sporadici e incentrati sulle crisi, che svaniscono non appena le emergenze si placano, secondo i ricercatori.

Per superare questi ostacoli sistematici, lo studio delinea una mappa stradale collaborativa o “teoria del cambiamento” progettata dalla Wildlife Health Intelligence Network (WHIN) per stabilire programmi di sorveglianza duraturi, guidati a livello locale. La roadmap identifica sei percorsi: cambiare la mentalità e non considerare la fauna selvatica unicamente un rischio economico; garantire il sostegno politico e i finanziamenti dedicati; adottare pratiche basate su prove. Un quarto percorso prevede l’impiego di strumenti guidati dagli utenti come la piattaforma dati condivisa HAWK, un servizio per gestire i dati di sorveglianza della salute della fauna selvatica. Gli altri passi includono il potenziamento delle competenze della forza lavoro di prima linea e la mobilitazione di una comunità globale di pratica.

Piuttosto che imporre mandati dall’alto verso il basso, la roadmap propone di scalare modelli regionali consolidati, come WildHealthNet nel Sud-Est asiatico, per integrare il monitoraggio comunitario direttamente nella legislazione nazionale. I…

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Fonte: https://news.mongabay.com/

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