Ustica, il caldo estremo mette in crisi i fondali: morie e sbiancamento tra le specie marine
Il Mediterraneo mostra sempre più chiaramente i segni del riscaldamento delle acque. A Ustica, nei giorni scorsi, i subacquei di Greenpeace Italia si sono immersi per la prima volta nei fondali dell’Area Marina Protetta insieme a due biologi marini, documentando una situazione definita particolarmente preoccupante: necrosi, sbiancamenti e fenomeni di mortalità che hanno interessato diverse specie marine dopo il caldo estremo dell’estate.
L’Area Marina Protetta Isola di Ustica, che quest’anno celebra i suoi 40 anni, dal 2025 fa parte del progetto Mare Caldo di Greenpeace, attraverso il quale vengono monitorati gli effetti dell’aumento delle temperature sulle specie marine grazie a una rete di termometri subacquei. L’ultima immersione ha permesso di osservare gli effetti delle alte temperature in quattro diversi siti, arrivando fino a 40 metri di profondità.
Tra i fenomeni più evidenti c’è quello che ha interessato le colonie di Cladocora caespitosa, uno dei coralli tipici del Mediterraneo. A Punta Galera, tra i 5 e i 10 metri di profondità, le colonie osservate sono state trovate completamente morte. Sono inoltre emersi segni di necrosi avanzata sulle gorgonie Paramuricea clavata ed Eunicella cavolini, mentre il corallo Astroides calycularis e il briozoo Myriapora truncata presentavano fenomeni di mortalità parziale.
