Ustica, il caldo estremo mette in crisi i fondali: morie e sbiancamento tra le specie marine

Ustica, il caldo estremo mette in crisi i fondali: morie e sbiancamento tra le specie marine

Il caso di Ustica si inserisce in un quadro più ampio che riguarda l’intera Sicilia. Nella rete Mare Caldo, infatti, sono presenti tre stazioni di monitoraggio siciliane: le Aree Marine Protette Isola di Ustica, Capo Milazzo e Plemmirio.


Proprio queste tre aree hanno registrato alcune delle anomalie più elevate della temperatura marina superficiale rilevate in Italia. I dati raccolti nel 2025 mostrano, nei mesi di giugno e luglio, picchi di temperatura superiori alla soglia climatologica di 3,46°C nell’Area Marina Protetta di Capo Milazzo, 2,94°C al Plemmirio e 1,77°C a Ustica.

Sono valori particolarmente elevati, registrati nello stesso anno soltanto in alcune aree della Sardegna. Ma il dato più significativo riguarda la durata del fenomeno: nel progetto Mare Caldo sono state osservate ondate di calore marine prolungate anche fino a 40 metri di profondità in tutte le aree monitorate.

Nato nel 2019, il progetto coinvolge oggi 14 stazioni di monitoraggio in Italia, 13 delle quali all’interno di Aree Marine Protette. Ustica occupa una posizione particolare perché è l’area più lontana dalla costa tra quelle monitorate e consente quindi di osservare l’evoluzione delle temperature e della biodiversità anche in un ambiente marino relativamente remoto.

Le Aree Marine Protette possono contribuire a rendere gli ecosistemi più resilienti agli effetti del cambiamento climatico, ma non possono arrestare da sole il riscaldamento del Mediterraneo. I fondali di Ustica, con coralli morti, gorgonie danneggiate e i primi segnali osservati sulla Posidonia, rappresentano così un ulteriore campanello d’allarme sul cambiamento che sta interessando il mare intorno alla Sicilia.

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