Voti delle verifiche: comunicazione immediata e motivazione necessarie, nuove regole sul comportamento.

Pubblicato il da Redazione - Scuola e Università

Voti delle verifiche: comunicazione immediata e motivazione necessarie, nuove regole sul comportamento.

Dal 15 al 18 settembre, circa 7 milioni di studenti italiani torneranno tra i banchi di scuola per l’inizio dell’anno scolastico 2025/2026. Le lezioni sono già iniziate in alcune regioni, come la Lombardia e la Provincia autonoma di Bolzano. La maggior parte delle scuole, però, aprirà ufficialmente i battenti il 15 settembre, portando gli studenti di Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Sardegna, Sicilia, Toscana e Umbria a riprendere le attività. Calabria e Puglia, invece, inizieranno il 16 settembre.

Chi sono i primi a tornare a scuola?

I più piccoli delle scuole dell’infanzia in Lombardia hanno cominciato le lezioni il 5 settembre, seguiti dagli studenti della Provincia autonoma di Bolzano, che sono tornati in aula l’8 settembre. Il 10 settembre è stata la volta di Piemonte, Trento, Valle d’Aosta e Veneto. Infine, il 11 e il 12 di settembre, anche il Friuli Venezia Giulia e le classi della Lombardia dalla primaria alla secondaria di secondo grado hanno ripreso le lezioni.

Le novità sulla valutazione degli studenti

Secondo l’articolo 1 del DPR 122/2009, l’autonomia professionale degli insegnanti gioca un ruolo chiave nella valutazione degli studenti. Ogni alunno ha diritto a una valutazione chiara e tempestiva. Recentemente, è stata introdotta la legge n. 150/2024, che apporta modifiche significative nella valutazione degli alunni, a seconda del grado di istruzione. La nuova riforma mira a migliorare la responsabilità individuale e il rispetto reciproco.

Per la scuola primaria, la valutazione del comportamento è espressa con un giudizio sintetico, mentre per quella secondaria di primo grado è in decimi. È importante sottolineare che la valutazione viene effettuata collegialmente dai docenti, inclusi i docenti di sostegno che contribuiscono alla valutazione di tutti gli alunni.

In caso di valutazione del comportamento inferiore a sei decimi, il consiglio di classe può deliberare per la non ammissione alla classe successiva o all’esame di Stato. La legge prevede inoltre che qualora il comportamento di uno studente sia giudicato insufficiente, esso dovrà partecipare a attività di approfondimento per comprendere le conseguenze dei comportamenti inadeguati.

In riferimento agli esami di maturità, le modifiche stabiliscono che un voto di comportamento di sei decimi impone agli studenti di presentare un elaborato critico su temi di cittadinanza attiva durante il colloquio finale. Se il comportamento è inferiore a sei decimi, gli studenti non saranno ammessi all’esame di Stato.

Impatti della riforma sul voto di comportamento

La normativa modifica anche l’attribuzione del credito scolastico negli ultimi tre anni di scuola secondaria di secondo grado, stabilendo che gli studenti possono ricevere un voto di credito più alto se il loro comportamento è valutato pari o superiore a nove decimi. Questo cambiamento ribadisce l’importanza della condotta nello sviluppo educativo degli studenti.

Il voto di comportamento, dunque, non è un elemento secondario; al contrario, influisce significativamente sulla valutazione complessiva degli studenti, in particolare in presenza di atti di violenza o aggressione. Gli studenti che così vengono giudicati dovranno affrontare attività adeguate per riflettere sui loro atteggiamenti.

Queste riforme mirano a promuovere un ambiente scolastico più sicuro e responsabile, incoraggiando gli studenti a maturare un comportamento rispettoso e collaborativo. La valutazione del comportamento, pertanto, avrà un peso rilevante nel percorso scolastico, contribuendo a garantire un clima educativo positivo.

Nel complesso, l’inizio dell’anno scolastico offre l’opportunità di non solo apprendere nuove materie ma anche di sviluppare competenze sociali fondamentali. Con l’arrivo di nuove normative e pratiche nella valutazione, il sistema educativo italiano si propone di garantire un’istruzione non solo accademica, ma anche etica e responsabile.

Fonti ufficiali:

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