Grazia a Zaki: “gesto personale per l’Italia” come il governo ha lavorato per la libertà

Grazia a Zaki: “gesto personale per l’Italia” come il governo ha lavorato per la libertà

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Zaki - Fonte:web

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Zaki – Fonte:web

Le dichiarazioni dell’ambasciatore egiziano a Roma, Bassam Rady, rivelano come il governo guidato da Giorgia Meloni abbia già instaurato da tempo rapporti istituzionali e diplomatici con il presidente al-Sisi al fine di ottenere la liberazione di Patrick Zaki. Questo smonta completamente le accuse della sinistra.

La notizia della grazia concessa ieri pomeriggio da parte del presidente egiziano, Abdel Fatah al-Sisi, a Patrick Zaki non è stata “soltanto” una lieta notizia in sé.

La notizia infatti ha posto fine a una vicenda giudiziaria e umana durata quasi tre anni e mezzo, ma ha anche smentito l’intera narrazione della sinistra, che accusava Giorgia Meloni di non agire con determinazione.

Ad esempio, Angelo Bonelli (Verdi) aveva ironizzato sulle “rassicurazioni del ministro Tajani riguardo le sorti di Zaki”.

Invece, l’azione del governo è stata tempestiva, considerando che la decisione dell’Egitto è giunta meno di ventiquattro ore dopo la sentenza di condanna inflitta all’attivista e ricercatore (tre anni, con ventidue mesi già scontati): questo dimostra l’efficacia dei rapporti diplomatici e istituzionali che erano stati avviati con preavviso.

Meloni e il ritorno in Italia

I ministri Antonio Tajani (“Grazie alla politica estera del governo abbiamo dato un contributo decisivo per liberare questo giovane studente”) e Luca Ciriani (“Questo è un grande successo del governo”) avevano con orgoglio espresso il loro sostegno immediato. Ora, la conferma arriva anche dall’ambasciatore egiziano a Roma, Bassam Rady, in un messaggio all’agenzia Ansa: “L’uso da parte del presidente al-Sisi della sua autorità costituzionale per concedere la grazia presidenziale è un riconoscimento personale della profondità e della forza delle relazioni italo-egiziane, e la rapidità con cui è stata concessa la grazia ne è la migliore prova, soprattutto perché è avvenuto meno di ventiquattro ore dopo l’emissione della sentenza definitiva”.

Il diplomatico, che ha ricoperto in precedenza il ruolo di portavoce della presidenza egiziana e dello stesso al-Sisi, ha sottolineato che “lo Stato egiziano rispetta la legge e la costituzione e apprezza le sentenze emesse dalla sua istituzione giudiziaria perché è uno Stato di diritto”, e che “la costituzione ha concesso al Presidente della Repubblica il potere di grazia presidenziale dopo l’emissione di sentenze”. L’iniziativa del presidente egiziano è stata “senza dubbio diretta a sostenere le relazioni italo-egiziane”, che “si sono estese attraverso la storia che ha unito le sue due grandi civiltà”.

Meloni
Meloni – Fonte:web

I legami con il governo e la posizione dell’opposizione

L’ambasciatore Rady ha fornito una sintesi chiara: l’atto di clemenza sancito da Abdel Fatah al-Sisi – che non viene concesso così spesso – non sarebbe stato possibile senza i solidi legami costruiti tra Italia ed Egitto. Queste relazioni si sono rafforzate anche grazie ai rapporti positivi del nostro Paese con gli Stati Uniti d’America. L’amministrazione Biden ha svolto un ruolo importante nel fare pressioni e appellarsi per la grazia di Zaki proprio nei giorni in cui si preparava il viaggio di Giorgia Meloni verso Washington per la prossima settimana.

Ora, tutti gli esponenti politici dell’opposizione che nei giorni scorsi avevano attaccato duramente il governo italiano per la presunta inazione a favore di Patrick Zaki dovrebbero, almeno, avere l’onestà intellettuale di riconoscere i meriti dei ministri che si sono impegnati direttamente in questa vicenda: Tajani e Crosetto, tra gli altri. Al di là del Terzo Polo (e Stefano Bonaccini), i partiti del centrosinistra sembrano esultare per questa lieta notizia, ma allo stesso tempo sembrano ignorare il ruolo dei protagonisti istituzionali in questo felice epilogo.