47 anni fa: l’attentato all’Aser che costò la vita a Gabriella Fava.
Il 13 marzo del 1979 rimane impresso nella memoria collettiva: Graziella Fava fu uccisa in un attentato mirato a colpire la libertà di stampa. L’episodio, rivendicato dal gruppo “Gatti selvaggi”, è emblematico di un periodo in cui la libertà di espressione era sotto attacco. La sua morte non è solo un fatto personale ma rappresenta una ferita per l’intera società, un’ingiustizia che rimane irrisolta.
All’epoca, tre terroristi assalirono la sede del sindacato dei giornalisti bolognesi, posizionando una bomba al fosforo. Dopo aver sequestrato un impiegato e una persona presente nei locali, accesero le fiamme, mettendo in grave pericolo non solo le vite dei sequestrati, ma anche quella di Graziella, che tentò di aiutare un’anziana residente nel palazzo. Questo gesto eroico la condusse tragicamente alla morte a causa delle esalazioni tossiche.
Il giorno stesso dell’attentato, gli aggressori tentarono di intimorire ulteriormente i giornalisti, appiccando il fuoco alla porta di casa di due cronisti del “Avanti” e del “Carlino”. Questi atti violenti avevano come obiettivo quello di silenziare una stampa che non si piegava alle narrazioni di parte, un atto di terrorismo contro la verità e la giustizia, che rimbomba ancora oggi nei cuori di chi cerca di esercitare il diritto all’informazione.
