Olio di argan: un tesoro cosmetico in pericolo a causa della siccità in Marocco.
L’Olio di Argan: un Tesoro Culturale e Ambientale
L’olio di argan, noto come “oro liquido”, è molto più di un semplice prodotto cosmetico. In Marocco, rappresenta un patrimonio culturale, una fonte di sussistenza e un simbolo di resilienza femminile. Riconosciuto a livello globale per le sue proprietà nutritive e idratanti, l’olio di argan è prodotto secondo tradizioni antiche che meritano di essere preservate.
Ogni anno, le donne che lavorano nelle cooperative locali dedicano ore di duro lavoro all’estrazione dell’olio. L’approccio tradizionale prevede l’uso di mulini di pietra e metodi manuali che richiedono pazienza e forza. Secondo Fatma Mnir, una delle lavoratrici di queste cooperativa, “Siamo nate e cresciute con queste tradizioni. È il nostro legame con le generazioni passate”. Purtroppo, la compensazione economica per il loro lavoro è molto modesta: circa 2,60 euro per chilogrammo di olio, rappresentando spesso l’unica fonte di reddito in aree rurali.
Minacce Ambientali e Sfide Economiche
La popolarità crescente dell’olio di argan ha avuto un costo ambientale significativo. La foresta di argan, unica nel suo genere, sta scomparendo a un ritmo allarmante. La raccolta intensiva e la siccità hanno messo a rischio questi alberi millenari, che storicamente hanno fornito sostentamento e stabilità agli ecosistemi locali.
“Se perdiamo questi alberi, perdiamo ciò che ci definisce”, avverte Hafida El Hantati, fondatrice della cooperativa Ajddigue. La situazione è critica: si stima che la foresta di argan si sia ridotta del 40% dal 2000. Zoubida Charrouf, chimica dell’Università Mohammed V di Rabat e pioniera della ricerca sull’argan, avverte: “La loro scomparsa rappresenta una catastrofe ecologica”. Gli alberi, un simbolo di resistenza, sono ora minacciati dal cambiamento climatico e dalle pratiche agricole insostenibili.
Nel frattempo, le cooperative di donne continuano a trasformare i frutti dell’argan in olio, nonostante i bassi margini di profitto. Le grandi multinazionali come L’Oréal e Unilever comprano l’olio fresco tramite intermediari che spesso si appropriano della maggior parte dei guadagni. Con una bottiglia da un litro venduta a circa 600 dirham (57 euro), rispetto ai 25 dirham (2,38 euro) di trenta anni fa, è evidente che la ricchezza difficilmente raggiunge chi produce davvero.
“Chi vende il prodotto finito è chi guadagna davvero”, afferma Jamila Id Bourrous, presidente dell’Unione delle Cooperative femminili di Argan. “La pandemia ha solo acuato questa crisi, esacerbando le sfide economiche”. Con una minore domanda e una crescente concorrenza, molte cooperative sono costrette a chiudere.
Ad un livello più strutturato, si parla di monopolio nel settore dell’argan. Khadija Saye, cofondatrice della cooperativa Ageourde, denuncia le multinazionali che dominano il mercato. “Questo non è concorrenza, è soppiantamento”, sostiene.
Per affrontare queste sfide, il governo marocchino ha avviato progetti di riforestazione. Su una collina che si affaccia sull’oceano, giovani alberi di argan vengono piantati, accompagnati da colture di capperi che aiutano a preservare l’acqua e arricchire il suolo. Questo programma, iniziato nel 2018, punta a ripristinare la salute dell’ecosistema, ma i risultati richiedono tempo e impegno.
La catena di distribuzione rimane un problema. “Tra la donna che raccoglie l’argan e il compratore finale vi sono almeno quattro intermediari”, spiega Id Bourrous. Ogni passaggio riduce il valore del lavoro delle donne. Tentativi del governo marocchino di costruire magazzini per le cooperative hanno avuto un successo limitato, ma è previsto un rinnovo per il 2026 per ridurre le barriere d’accesso.
Nonostante le difficoltà, le donne continuano a raccogliere. Ogni anno, durante la stagione del raccolto, si inoltrano nei boschi in cerca di frutti rimanenti. “La foresta è più silenziosa ora”, ricorda Hafida El Hantati. Le nuove generazioni si allontanano, cercando opportunità altrove. “Sono l’ultima generazione che ha vissuto queste tradizioni”, lamenta.
La questione dell’olio di argan rappresenta non solo una sfida economica, ma un tema cruciale per la salvaguardia del patrimonio culturale e ambientale del Marocco. Il futuro di questo “oro liquido” dipende da un equilibrio fragile tra sviluppo economico e conservazione della natura.
Fonti ufficiali suggeriscono che per preservare la foresta e le tradizioni legate all’argan, è fondamentale reintrodurre pratiche agricole sostenibili e garantire che i benefici economici reachino realmente le comunità locali. Solo così sarà possibile proteggere questo patrimonio inestimabile per le generazioni future.
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