Unioncamere, Prete: caro energia e mismatch frenano la crescita delle imprese italiane
Le imprese italiane pagano l’energia elettrica quasi il doppio rispetto ai concorrenti europei, con un costo medio di 114 euro al megawattora, che penalizza la competitività. Unioncamere attribuisce questo divario alla forte dipendenza dalle importazioni e a scelte passate come l’abbandono del nucleare e il ritardo nel gasdotto TAP. La soluzione passa dall’indipendenza energetica, puntando su rinnovabili e nucleare. Un altro limite è il mismatch tra domanda e offerta di lavoro, che costa 44 miliardi di PIL, con carenza di profili tecnici e STEM. Serve semplificazione burocratica e nuove forme di finanziamento per sostenere le imprese.
Le sfide energetiche e occupazionali delle imprese italiane tra costi elevati e carenza di personale qualificato
Le aziende italiane affrontano spese per l’energia elettrica quasi doppie rispetto ai concorrenti europei, con un prezzo medio di 114 euro al megawattora nei primi dieci mesi del 2025. Questa cifra si confronta con i 87 euro della Germania, i 65 euro della Spagna e i 61 euro della Francia, come evidenziato da un’analisi di Unioncamere, che rappresenta le 60 Camere di Commercio italiane. Andrea Prete, presidente dell’associazione, sottolinea che questo squilibrio determina una situazione di svantaggio competitivo per il nostro Paese, conseguenza di scelte passate che hanno rallentato lo sviluppo energetico, come l’abbandono del nucleare e l’opposizione al gasdotto TAP proveniente dall’Azerbaigian.
Per far fronte a questi costi elevati, la strategia principale riguarda l’autonomia energetica, puntando sulle fonti rinnovabili quali eolico, fotovoltaico e idroelettrico, senza trascurare il nucleare. Unioncamere, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente, promuove le comunità energetiche rinnovabili, ovvero consorzi di imprese, enti e privati che producono energia da fonti alternative in aree specifiche. L’obiettivo è sfruttare al massimo i tetti industriali e incentivare l’eolico offshore, con la convinzione che solo così sia possibile ridurre i costi dell’energia e migliorare la competitività delle imprese italiane.
L’altra criticità riguarda il mercato del lavoro: la discrepanza tra domanda e offerta professionale costerà all’Italia circa 44 miliardi di euro di PIL nel 2024, con previsioni simili per l’anno successivo. Molti profili richiesti dalle aziende, soprattutto tecnici informatici, meccatronici, ingegneri e laureati STEM, risultano difficili da trovare. Anche figure tecniche specializzate come manutentori meccanici ed elettronici scarseggiano. Difatti, oltre al problema retributivo, i giovani talenti italianI emigrano all’estero alla ricerca di opportunità di carriera più rapide e gratificanti.
Per supportare le piccole imprese, Unioncamere ha istituito centri dedicati alla finanza innovativa, con l’intento di allargare l’accesso al credito attraverso strumenti come mini bond e crowdfunding. Andrea Prete evidenzia che la rapidità nell’erogazione dei fondi è spesso più importante del tasso d’interesse. La richiesta più sentita dal tessuto produttivo rimane comunque la semplificazione burocratica: ridurre i tempi e gli oneri amministrativi potrebbe rappresentare un impulso determinante per la crescita e la competitività delle imprese italiane, come dimostrano le esperienze positive delle zone economiche speciali.
Le Sfide Energetiche e Occupazionali per le Imprese Italiane
Le imprese italiane continuano a sostenere costi energetici elevatissimi, pagandola quasi il doppio rispetto ai concorrenti europei. Nei primi dieci mesi del 2025, il prezzo medio dell’energia elettrica si è attestato a 114 euro al megawattora, contro gli 87 euro della Germania, i 65 della Spagna e i 61 della Francia. Questo divario rappresenta un chiaro svantaggio competitivo per il sistema produttivo italiano e trova origine in scelte strategiche passate, come l’abbandono del nucleare dopo il referendum legato all’incidente di Chernobyl e l’opposizione iniziale al gasdotto TAP proveniente dall’Azerbaigian. Andrea Prete, presidente di Unioncamere, sottolinea che la via per abbassare i costi energetici passa dall’indipendenza, puntando con decisione sulle fonti rinnovabili – eolico, fotovoltaico, idroelettrico – e non escludendo un ripensamento sul nucleare.
Unioncamere, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente, promuove lo sviluppo di comunità energetiche rinnovabili, dove attività economiche, entità religiose e cittadini collaborano per produrre energia da fonti pulite in aree pianificate. Fondamentale è l’ottimizzazione dello spazio disponibile, come l’uso dei tetti dei capannoni industriali e l’investimento sull’eolico offshore. Questa strategia può contribuire concretamente a ridurre i costi e aumentare la competitività del sistema produttivo nazionale.
Nel settore del lavoro, l’Italia affronta un significativo mismatch tra domanda e offerta, stimato costare circa 44 miliardi di euro di PIL nel 2024, con previsioni simili per l’anno successivo. Un problema crescente che va oltre la disoccupazione tradizionale: manca la disponibilità di figure professionali richieste dalle imprese. Fra i profili più ricercati figurano tecnici informatici, ingegneri, meccatronici e altri specialisti STEM, oltre a figure intermedie come manutentori specializzati. La difficoltà nel reperire i talenti è accentuata anche dalla fuga verso l’estero, dove i giovani trovano percorsi di carriera più rapidi e opportunità di crescita professionale.
Per sostenere le piccole imprese, Unioncamere ha lanciato iniziative dedicate alla finanza innovativa, promuovendo strumenti come mini bond e crowdfunding, oltre al credito tradizionale, offrendo così maggiori possibilità di accesso ai finanziamenti. Andrea Prete evidenzia che la vera domanda del mondo imprenditoriale riguarda la semplificazione burocratica, in particolare una riduzione drastica dei tempi per le autorizzazioni, come avviene nelle zone economiche speciali. Accelerare questi processi senza incentivi economici rappresenterebbe una svolta decisiva, in grado di favorire la crescita e la competitività delle imprese italiane.
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