A novembre il debito pubblico italiano segna una significativa riduzione

A novembre il debito pubblico italiano segna una significativa riduzione

A novembre il debito pubblico italiano segna una significativa riduzione

A novembre, il debito delle amministrazioni pubbliche italiane è diminuito di 6,8 miliardi, attestandosi a 3.124,9 miliardi, secondo i dati della Banca d’Italia. La riduzione è principalmente attribuibile al calo delle disponibilità liquide del Tesoro e ad altri fattori come gli scarti all’emissione e la rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione. Il debito delle amministrazioni centrali è sceso di 7 miliardi, mentre quello delle amministrazioni locali è aumentato leggermente. La quota del debito detenuta dalla Banca d’Italia ha registrato un ulteriore calo, scendendo al 18,6%, mentre la percentuale detenuta dai non residenti è aumentata a ottobre, raggiungendo il 34,1%.

Andamento del Debito Pubblico Italiano a Novembre Secondo la Banca d’Italia

Nel corso del mese di novembre, il debito delle amministrazioni pubbliche italiane ha registrato una riduzione di 6,8 miliardi rispetto al mese precedente, attestandosi a un totale di 3.124,9 miliardi, come evidenziato dai dati forniti dalla Banca d’Italia. Questa diminuzione è stata influenzata principalmente da una contrazione delle disponibilità liquide del Tesoro, che sono calate di 12,8 miliardi, raggiungendo un saldo di 64,4 miliardi. Al contempo, sono intervenuti altri fattori come gli scarti e i premi legati alle emissioni e ai rimborsi, la rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e le variazioni dei tassi di cambio, complessivamente pari a 0,1 miliardi, che hanno parzialmente attenuato l’impatto della diminuzione.

Il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche, pari a 6,1 miliardi, ha contribuito a bilanciare gli effetti sopra indicati. Analizzando la composizione del debito per sottosettori, la riduzione complessiva è principalmente attribuibile al debito delle amministrazioni centrali, che ha segnato un calo di 7 miliardi. Nel frattempo, il debito delle amministrazioni locali ha subito un lieve incremento di 0,1 miliardi, mentre quello degli Enti di previdenza è rimasto sostanzialmente stabile. Anche la vita media residua del debito ha mantenuto un valore costante di 7,8 anni.

Per quanto riguarda la composizione del debito detenuto, la quota posseduta dalla Banca d’Italia ha continuato a ridursi, passando dal 18,8% del mese precedente al 18,6%. Dati riferiti ad ottobre dello scorso anno mostrano che la percentuale del debito detenuta dai non residenti è aumentata leggermente, salendo al 34,1% dal 33,9%, mentre quella detenuta da altri residenti, principalmente famiglie e imprese non finanziarie, è salita al 14,5% dal 14,2% precedente.

Questi sviluppi illustrano un quadro dinamico e complesso della gestione del debito pubblico italiano, con variazioni significative nelle diverse componenti e nelle percentuali di detenzione da parte degli investitori nazionali ed esteri. La stabilità nella vita residua del debito riflette una scelta strategica nel mantenimento di un profilo di rischio contenuto, mentre le oscillazioni nelle disponibilità liquide e nel fabbisogno indicano l’impatto delle condizioni economiche e finanziarie correnti.

Andamento del debito pubblico italiano a novembre secondo la Banca d’Italia

Nel mese di novembre, i dati forniti dalla Banca d’Italia mostrano una riduzione del debito delle amministrazioni pubbliche di 6,8 miliardi di euro rispetto a ottobre, portando il totale a 3.124,9 miliardi. Questo calo è determinato principalmente dalla diminuzione delle disponibilità liquide del Tesoro, che si attestano a 64,4 miliardi, con un ridimensionamento di 12,8 miliardi. Gli effetti derivanti dagli scarti e premi all’emissione e al rimborso, così come dalla rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e dalle variazioni dei tassi di cambio, hanno inciso per circa 0,1 miliardi, ma solo in parte hanno bilanciato il fabbisogno complessivo delle amministrazioni pubbliche, che ammonta a 6,1 miliardi.

Analizzando la suddivisione per sottosettori, la flessione generale del debito è attribuibile principalmente al calo registrato nelle amministrazioni centrali, che sono scese di 7 miliardi nel corso del mese. Un incremento marginale di 0,1 miliardi si rileva invece per il debito delle amministrazioni locali, mentre il debito degli Enti di previdenza è rimasto praticamente invariato rispetto al mese precedente. La durata media residua del debito pubblico si mantiene stabile a 7,8 anni, suggerendo una certa continuità nella struttura temporale degli impegni finanziari del Paese.

Per quanto riguarda la composizione della detenzione del debito, la quota detenuta dalla Banca d’Italia ha continuato a diminuire, collocandosi al 18,6%, in calo rispetto al 18,8% del mese precedente. Dai dati disponibili relativi a ottobre dello scorso anno emerge anche un aumento della percentuale di debito posseduta da soggetti non residenti, che è salita al 34,1% rispetto al 33,9% registrato il mese precedente. Parallelamente, la quota detenuta dagli altri residenti, tra cui famiglie e imprese non finanziarie, ha raggiunto il 14,5%, salendo rispetto al 14,2% precedente.

Questi dati delineano un quadro dinamico della gestione del debito pubblico italiano, evidenziando come le variazioni di molteplici fattori influenzino la consistenza e la distribuzione del debito nel breve termine. Rappresentano inoltre un elemento importante per valutare l’evoluzione finanziaria del Paese nel contesto della politica economica e monetaria attuale.

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