Arrestato a Parma il sospetto omicida delle suore italiane uccise in Burundi.
Nuovi Sviluppi delle Indagini
L’indagine ha subito una nuova accelerazione nel settembre 2024, quando sono state acquisite le dichiarazioni di alcune suore saveriane e della giornalista Giusy Baioni. Dai nuovi accertamenti è emerso un clima di terrore all’interno del Burundi, con collegamenti tra i principali sospettati e la polizia segreta del Burundi. Fra questi, il defunto Generale Adolphe Nshimirimana, noto per i suoi legami con il regime burundese, avrebbe dato l’ordine per l’omicidio delle suore dopo un presunto rifiuto di collaborazione da parte loro per fornire supporto alle milizie nel Congo.
Le indagini hanno anche suggerito ulteriori possibili motivazioni dietro gli omicidi: un movente economico legato alla decisione di affidare il Centro Giovani Kamenge alla Diocesi locale e un possibile movente esoterico, in risposta a richieste di pratiche rituali da parte del Generale per garantire la sua candidatura presidenziale. Diverse testimonianze indicano che il mandato per l’omicidio è stato dato durante una riunione avvenuta il 6 settembre 2014.
Ruolo di Guillaume Harushimana
Harushimana risulta introiettato nel piano omicida come istigatore e co-organizzatore. Dopo aver riportato il rifiuto delle suore alla richiesta di aiuto del Generale, ha agevolato l’ingresso degli esecutori nella missione, fornendo loro abbigliamento da chierichetti per mimetizzarsi. Durante il primo attacco, sono state uccise le suore Raschietti e Pulici, mentre quello nei confronti della suora Boggian si è consumato successivamente.
Le indagini hanno individuato diversi partecipanti all’operazione di omicidio. Testimonianze convergenti da parte di persone presenti ai tragici eventi hanno contribuito a ricostruire i fatti. L’indagine ha rivelato che, oltre al Generale Nshimirimana, altri membri della polizia segreta e vari collaboratori sono stati coinvolti nel crimine.
