Clonare il tuo animale è possibile, ma non avrà la stessa personalità.
Clonare un gatto: il caso di Chai
Nel 2017 una donna ha scelto una strada insolita per affrontare la perdita del suo gatto, Chai: la clonazione. Per finanziare l’operazione ha acceso un prestito personale, dato che all’epoca il costo si aggirava intorno ai 50.000 dollari. Una giovane azienda del settore, desiderosa di acquisire visibilità, le ha però concesso uno sconto significativo.
Il percorso è iniziato con il recupero del materiale genetico di Chai, conservato dal veterinario dopo la morte dell’animale. Da quel campione è stato avviato il processo di clonazione, con l’obiettivo di ottenere un nuovo esemplare geneticamente identico al precedente. L’intera esperienza è stata raccontata dalla proprietaria attraverso il sito “Clone Kitty” e sui social, dove ha condiviso ogni fase dell’attesa.
La domanda centrale resta la stessa: un clone può davvero “essere” lo stesso animale? Il tema richiama il classico dibattito tra genetica e ambiente. Se il DNA è identico, quanto incidono le esperienze di vita sulla personalità? Ogni anno molte persone in lutto si rivolgono a queste tecnologie nella speranza di ritrovare il proprio compagno perduto, mentre la comunità scientifica prova a capire quanto i cloni possano assomigliare agli originali sul piano comportamentale.
