Come il classico anime ‘Ghost in the Shell’ ha anticipato la cybersecurity moderna.
Nel manga, quando il Puppet Master viene catturato, un ufficiale della Sezione di Pubblica Sicurezza 6, un’agenzia del Ministero degli Affari Esteri, spiega che lo stavano cercando “da molto tempo” e avevano “profilato le sue tendenze comportamentali e i modelli di codice/tecnologia”.
“Di conseguenza, siamo finalmente riusciti a creare una barriera speciale per attacchi anti-puppet,” afferma l’ufficiale. A rischio di fare troppi collegamenti da queste frasi, la realtà è che ciò che l’ufficiale descrive è esattamente ciò che le aziende di cybersecurity, come quelle che producono antivirus, fanno quotidianamente per fermare i malware. Non solo creano le cosiddette firme basate sul codice dei malware, ma anche su comportamenti e proprietà, noti come euristiche.
Elementi Preveggenti
Ci sono altri elementi della trama che si sono rivelati profetici. All’inizio dell’indagine sul Puppet Master, il Maggiore Motoko Kusanagi, protagonista e comandante dell’unità anti-cyberterrorismo Sezione 9, si infiltra nella rete del Dipartimento Igiene per tracciare un camion della spazzatura. Oggi, gli hacker governativi spesso infiltrano reti ampie per spiare obiettivi specifici, piuttosto che estrarre dati dalla rete compromessa.
Durante questa operazione, uno degli operatori ecologici confessa a un collega di aver hackerato il cyber-mente di sua moglie, sospettando che lo tradisse. Scopriamo poi che ha usato un virus informatico ricevuto da “un programmatore”. Questo è un chiaro esempio di abuso domestico facilitato dalla tecnologia, noto anche come stalkerware, argomento ampiamente trattato da fonti quali TechCrunch.
