Crans-Montana: Paolo Campolo chiede giustizia per le vittime della tragica notte.
Oggi Paolo Campolo si sente bene fisicamente, ma le cicatrici psicologiche di quella notte sono indelebili. Ha intrapreso un percorso per affrontare il trauma e, con grande sincerità, ha sollevato interrogativi su come sono stati gestiti i soccorsi. Molti giovani, ha spiegato, sono rimasti per ore all’esterno, esposti al freddo, senza copertura, barelle o ripari adeguati. Queste dure parole sono state mitigate grazie ai ringraziamenti ai pompieri volontari e ai soccorritori, che, pur non essendo stati preparati a una tragedia di tali dimensioni, hanno agito con coraggio e determinazione, facendo tutto il possibile per salvare i presenti.
Affianco a Paolo, in quei momenti critici, c’era anche il figlio, membro della Protezione Civile, il cui supporto si è rivelato fondamentale. Nonostante la grazia con cui Campolo ha raccontato la sua esperienza, il suo pensiero è andato soprattutto alle famiglie delle vittime della strage di Crans-Montana. Ha sottolineato la necessità di un sostegno che non si limiti all’immediato, ma che continui nel tempo, poiché il dolore e la perdita non si esauriscono con il passare delle ore.
