Creativi avvertono: il futuro dell’arte rischia di diventare un caos dominato dall’IA.

Creativi avvertono: il futuro dell’arte rischia di diventare un caos dominato dall’IA.

A livello federale, l’ex Presidente Donald Trump e i suoi alleati nei settori tecnologico hanno cercato di controllare come gli stati regolano l’AI e punire coloro che tentano di farlo. Queste manovre non sono semplici, data la rapidità con cui si sviluppa il settore della tecnologia. Infatti, le compagnie tecnologiche e i detentori dei diritti che in passato si trovavano su fronti opposti stanno stringendo sempre più accordi di licenza che consentono alle aziende di AI di utilizzare opere protette. Questo sembra rappresentare una soluzione vantaggiosa per entrambe le parti, almeno per il momento.

Le case discografiche di grande peso, ad esempio, hanno ora collaborato con startup musicali di intelligenza artificiale per fornire i loro cataloghi per il remixing e l’addestramento dei modelli. Anche gli editori digitali, alcuni dei quali hanno fatto causa alle aziende di AI per l’uso non autorizzato delle loro opere, hanno supportato un modello di licenza che le aziende possono utilizzare per bloccare i loro contenuti dalla comparsa nei risultati delle ricerche AI. Alcuni media hanno firmato intese individuali con aziende tecnologiche che consentono ai chatbot AI di recuperare contenuti giornalistici. È interessante notare che Vox Media, la società madre di The Verge, ha già stipulato un accordo di licenza con OpenAI, evidenziando l’interesse crescente verso questa problematica.

Con l’aumento della consapevolezza sulle implicazioni etiche e legali dell’uso dell’AI, è chiaro che la comunità artistica sta cercando di proteggere i propri diritti. Gli artisti e i creatori di contenuti sono sempre più vocali riguardo la necessità di regolamentare l’uso delle loro opere, sperando che le nuove leggi possano promuovere un ambiente di lavoro più giusto e sostenibile.


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