Differenze tra Frattura di Jones e Pseudo-Jones: Trasversale contro Avulsione spiegate
Per una diagnosi precisa, il medico ortopedico esegue una valutazione clinica approfondita, focalizzandosi sulla palpazione del peroneo breve, il tendine che passa dietro il quinto metatarso. La conferma della diagnosi si basa sulla presenza di dolore localizzato lungo la base e la diafisi prossimale del metatarso.
Gli esami diagnostici più comuni includono radiografie standard del piede, utili per identificare il tipo e l’estensione della frattura. In casi più complessi, per una visualizzazione più dettagliata, può essere consigliata una Tomografia Computerizzata (TC), che permette di analizzare meglio la natura della lesione ossea.
Trattamento delle fratture di Jones e pseudo-Jones
Il trattamento varia a seconda dell’intensità della frattura, del livello di attività del paziente e dello stato di salute generale. Inizialmente è fondamentale riposare e immobilizzare il piede, evitando il carico e applicando ghiaccio, insieme a sollevare il piede al di sopra del cuore per ridurre gonfiore e dolore.
La terapia conservativa prevede l’utilizzo di un gesso o un tutore immobilizzante per un periodo minimo di sei settimane senza carico sul piede. Se dopo sei settimane la guarigione non è completa, è possibile prolungare l’immobilizzazione per altre sei settimane.
Alla rimozione del gesso, è indispensabile un percorso di riabilitazione mirato che prevede esercizi di stretching e rafforzamento muscolare per recuperare gradualmente forza e mobilità, permettendo un ritorno sicuro alle attività quotidiane e sportive.
Nei casi in cui la frattura presenti uno spostamento dei frammenti ossei superiore a 2 mm o non si consolidasse adeguatamente con la terapia conservativa, è spesso indicato un intervento chirurgico. L’operazione consiste nell’inserimento di una vite metallica per stabilizzare la frattura e favorire un corretto processo di guarigione.
