Esperto di Grammarly fa causa all’azienda per l’IA che ruba identità.

Esperto di Grammarly fa causa all’azienda per l’IA che ruba identità.

Esperto di Grammarly fa causa all’azienda per l’IA che ruba identità.

Grammarly sotto accusa: usava identità di giornalisti senza permesso

Negli ultimi mesi, Grammarly è finita sotto i riflettori per aver utilizzato le identità di diverse persone reali, compresi dei giornalisti, per le sue “suggerimenti AI di revisione esperta”, senza averne ottenuto il consenso. Questo comportamento ha portato a una causa legale, come riportato da Wired. La denuncia collettiva, presentata dalla giornalista Julia Angwin, accusa l’azienda Superhuman di aver violato i diritti di privacy e di immagine degli esperti coinvolti, infrangendo leggi che proibiscono l’uso dell’identità altrui per fini commerciali senza autorizzazione.

L’accusa di Julia Angwin

Julia Angwin ha scoperto che la sua identità era stata utilizzata attraverso un altro giornalista, Casey Newton, anch’esso uno degli esperti rivelati da The Verge durante un test della nuova funzionalità di Grammarly. Anche membri attuali della redazione di The Verge, come il direttore Nilay Patel, sono comparsi nei suggerimenti generati dall’AI di Grammarly, segnalando l’ampiezza del problema e le possibili violazioni dei diritti di privacy.

Angwin ha espresso preoccupazione non solo per la propria situazione, ma per le implicazioni più ampie riguardo all’uso delle identità di professionisti senza consenso. Le accuse sollevate mettono in discussione l’etica dell’uso che Grammarly fa della tecnologia AI e le responsabilità delle aziende nel rispettare i diritti individuali. La causa potrebbe aprire un dibattito importante sulle normative relative all’utilizzo delle tecnologie emergenti e alla protezione dei dati personali.

La risposta di Grammarly

In risposta a queste accuse, il CEO di Grammarly, Shishir Mehrotra, ha affermato che “l’agente è stato progettato per aiutare gli utenti a scoprire prospettive influenti e ricerche pertinenti al loro lavoro, cercando anche di fornire modi significativi affinché gli esperti possano costruire relazioni più profonde con i loro fan”. Ha poi aggiunto: “Abbiamo ascoltato il feedback e riconosciamo di aver fallito in questo. Voglio scusarmi e riconoscere che riconsidereremo il nostro approccio in futuro”.

Nonostante le buone intenzioni dichiarate dall’azienda, le conseguenze legali e le reazioni pubbliche potrebbero costringerla a rivedere profondamente le proprie pratiche. La questione non riguarda soltanto Grammarly, ma tocca un tema ampio e cruciale sulla protezione delle identità nel contesto della tecnologia e della commercializzazione.


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