Falsi nulla osta per immigrazione clandestina: due arresti a Piacenza.
Le modalità dell’illecita intermediazione
Il sistema operava attraverso false asseverazioni, redatte dal commercialista, che permettevano ai responsabili delle aziende di richiedere l’assunzione di lavoratori extracomunitari in numero sproporzionato rispetto alle reali necessità. Questo stratagemma garantiva una maggior probabilità di ottenere i lavoratori richiesti, in modo da creare ulteriori false domande di nulla osta. In alcuni casi, si è accertato che il commercialista falsificava le firme degli imprenditori per sostenere tali richieste.
Un totale di 18 aziende è stato coinvolto in questa rete di illeciti. Nonostante queste ditte non avessero redditi sufficienti per assumere nemmeno un lavoratore, il commercialista attestava falsamente che avessero i requisiti economici per richiedere molti più lavoratori di quanti avessero realmente bisogno. Le indagini hanno dimostrato come il titolare del C.A.F. pagasse poche centinaia di euro al commercialista in cambio di falsi documenti, attraverso operazioni di ricariche Poste Pay.
Le prove raccolte hanno rivelato che per ogni nulla osta ottenuto, il titolare del C.A.F. riusciva a rivenderlo nel mercato estero, dove chi desiderava entrare in Italia pagava fino a 12.000 euro. L’operazione di richiesta all’ingresso sfruttava le procedure di silenzio-assenso proprie del procedimento amministrativo, saturando i portali con centinaia di domande, rendendo complicate le verifiche da parte delle autorità competenti.
