I miliardari hanno fatto una promessa, ora alcuni vogliono tirarsi indietro.
La satira metteva in luce un idealismo reale, ma ora quel sentimento è stato sostituito da una cultura aziendale che guarda al profitto. L’investitore Roger McNamee ha espresso preoccupazioni simili, affermando che molti nell’industria sono arrivati con l’intento di migliorare il mondo senza però raggiungere tale obiettivo. “Abbiamo reso alcune cose migliori e altre peggiori,” ha notato, “e nel frattempo i libertari hanno preso il sopravvento.”
Questa grossa fazione libertaria, una volta relegata a Silicon Valley, ha ora influenze ben più ampie, e alcuni membri si trovano anche nel governo. Non tutti concordano su cosa significhi “restituire”. Per il settore tecnologico libertario, l’idea di filantropia è vista come un’imposizione sociale, e non come un vero contributo, a fronte di creazione di posti di lavoro e innovazione.
I dubbi sul Giving Pledge
Un personaggio di spicco come Thiel non ha mai firmato il Pledge e ha pubblicamente criticato Gates, chiamandolo “una persona terribile”. Inoltre, Thiel ha incoraggiato altri firmatari a ritirarsi dall’impegno, sostenendo che non c’è nulla di moralmente sbagliato nel voler tornare sui propri passi. I suoi commenti indicano una frustrazione crescente con il Pledge, visto da alcuni come un’agenzia di controllo sociale.
Thiel ha affermato di aver parlato con diversi firmatari che si sentono “in qualche modo ricattati” e troppo esposti al giudizio pubblico, come se l’annullamento dell’impegno fosse una debolezza. Eppure, figure come Musk e Zuckerberg hanno mostrato una scarsa preoccupazione per l’opinione pubblica, continuando a innovare nonostante le critiche.
