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Istat, pensionati più ricchi: aumento di circa 283 euro

Secondo uno studio pubblicato dall’Istat dal titolo “Condizioni di vita dei pensionati” emerge che  per le famiglie di pensionati il rischio di povertà stimato è del 16,5%, contro una media del 22,5%.

La pensione in molti casi mette al riparo dal rischio povertà. Il reddito medio dei 16,2 milioni di pensionati italiani nel 2015 è aumentato di 283 euro, arrivando a 17.323 euro, ma i nuovi assegni sono mediamente più bassi rispetto a quelli “cessati” (15.197 contro 16.015 euro, con una differenza di 818 euro).
L’assegno pensionistico “attenua il rischio di disagio economico, fornendo un’importante rete di protezione sociale”, osserva l’Istat. In particolare è importante la presenza di un pensionato nelle famiglie “vulnerabili”, come quelle di genitori soli.

Il rischio di povertà è in media più elevato tra i pensionati che vivono da soli o peggio ancora quando il loro assegno serve a mantenere altri adulti disoccupati che vivono in famiglia. E non significa neanche che il reddito medio delle famiglie con pensionati sia superiore a quello delle altre: in effetti è di 28.410 euro annui, inferiore di circa 2.000 euro a quello delle famiglie senza pensionati.

Tra il 2014 e il 2015 il numero dei pensionati è calato di 80.000 unità, dal momento che i nuovi sono di numero inferiore rispetto a quelli scomparsi. Il calo più marcato, oltre il 12%, si osserva per le pensioni di guerra. Sono però in aumento le pensioni sociali e quelle d’invalidità civile, che hanno ancora una distribuzione molto sproporzionata tra le aree del Paese. “Le pensioni di vecchiaia – spiega l’Istat – rappresentano il 59% del totale delle pensioni erogate al Nord e solo il 40,3% di quelle del Sud. Per le pensioni di invalidità totali l’incidenza al Mezzogiorno è invece circa il doppio di quella rilevata nelle regioni del Nord: 8,3% contro 3,8% per le pensioni di invalidità ordinaria; 20,3% contro 10,7% per quelle di invalidità civile”.

Incidenza per i pensionati

L’incidenza delle pensioni del pubblico impiego al Sud è quasi doppia rispetto al Nord: infatti l’incidenza è del 21,1% contro il 13%. Nel Centro Italia è del 18,7%.
Diminuiscono i pensionati che risultano occupati. Sono, infatti 442 mila: il 14,3% in meno rispetto al 2011. È il genere maschile quello più propenso a continuare a lavorare anche dopo la pensione. Tre uomini su quattro continuano a svolgere un lavoro: l’86,4% in forma autonoma.

Guardando al rischio povertà (una prospettiva reale per un quarto degli italiani) nel 2014, l’ISTAT stima che il pericolo di diventare nuovi poveri è più basso nelle famiglie dei pensionati rispetto alle altre famiglie del 16,5% contro il 22,5%.

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