José Zanardini: il sacerdote che ha cercato unire fede e autonomia indigena.

José Zanardini: il sacerdote che ha cercato unire fede e autonomia indigena.

Educazione e Integrazione Nella Comunità Indigena

Zanardini spesso raccontava la propria storia di origine in modo umile, sfidando l’autocelebrazione missionaria. Ricordando il suo primo incontro con gli Ayoreo, narrava di essere caduto nel fiume al suo arrivo, suscitando risate tra gli abitanti. Non era una storia di conquista, ma un riconoscimento della sua imperfezione e del suo desiderio di adattarsi alle loro culture. Un Ayoreo sciamano lo avvisò: “Se vuoi restare con noi, devi imparare molte cose”. Questo consiglio è diventato fondamentale per il suo approccio al lavoro con le comunità indigene.

Zanardini ha vissuto per anni nei villaggi indigeni, promuovendo progetti sociali, fondando scuole e avviando stazioni radio comunitarie. Ha collaborato con CONAPI, l’ente dei vescovi per il ministero pastorale indigeno, contribuendo a un “nuovo approccio pastorale” che rispettava la spiritualità indigena. In un contesto educativo tradizionalmente assimilazionista, il suo impegno per un’istruzione interculturale ha richiesto alleanze e istituzioni. Ha partecipato a pubblicazioni sulla formazione e sull’educazione interculturale, esercitando una significativa influenza sulla preparazione degli educatori indigeni.


In questo panorama culturale complesso, ciò che Zanardini ha fatto non può essere visto come un trionfo assoluto. Gli storici delle missioni hanno documentato che la Misión a las Nuevas Tribus ha avuto impatti devastanti sulle comunità Ayoreo, tra cui azioni di cattura forzata e manipolazione. Come spesso accade, la storia delle missioni è costellata di sofferenza e conflitto. Gli Ayoreo, infatti, hanno descritto le loro esperienze in termini diretti e crudi, evidenziando le perdite subite.

La testimonianza indigena riportata in uno studio spiega: “La natura ci invia segnali di pericolo. Misioneros bianchi ci hanno strappato dal nostro paradiso. E mi chiedo: qual è il nostro peccato?”. Questo tipo di resoconti mette in discussione il valore del lavoro di alcuni missionari, incluso quello di Zanardini, il quale ha cercato di costruire un legame diverso, fondato sull’ascolto e il rispetto reciproco.
In difesa di Zanardini, i suoi sostenitori affermano che la sua vita è stata dedicata a sostituire una storia di sfruttamento con una più rispettosa e collaborativa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *