La causa della Guardia Nazionale dell’Oregon si basa sui post di Trump su Truth Social.
Durante l’udienza, il Giudice Karin Immergut ha indicato che i partecipanti si erano focalizzati principalmente sulla terza condizione. “Non penso che qualcuno abbia sostenuto che siamo in pericolo di ribellione contro l’autorità degli Stati Uniti”, ha affermato. Tuttavia, i legali del Dipartimento di Giustizia (DOJ) hanno sostenuto che Portland fosse sull’orlo di una rivolta, descrivendo l’attività di protesta come una “resistenza organizzata”.
Scott Kennedy, avvocato generale assistente dell’Oregon, ha obiettato che “quell’argomento è talmente ampio da racchiudere un sacco di comportamenti” e che la maggior parte delle proteste è contraria all’autorità. Mascherare una manifestazione pacifica come una minaccia di ribellione era una posizione discutibile.
Il DOJ ha cercato di giustificare l’allerta, indicando che i manifestanti dell’ICE a Portland stavano attuando attacchi violenti, ma ciò ha sollevato ulteriori domande sulla validità delle affermazioni. Infatti, molte delle “aggressioni” citate riguardavano post sui social media e non azioni concrete.
La Percezione della Realtà
Le dichiarazioni del presidente sui social media sono state al centro del dibattito. Durante l’udienza, il vice procuratore generale Eric Hamilton ha dichiarato che la principale fonte di autorità per le affermazioni del presidente era nei suoi post su Truth Social. I post del 27 settembre e del 1° ottobre presentavano un’immagine distorta della situazione in Oregon, parlando di “terroristi domestici” e di una guerra che non corrispondeva a quanto realmente accadeva.
Le argomentazioni presentate dai legali dell’Oregon hanno rimarcato che il presidente stava percependo una crisi inesistente, e che la polizia locale aveva riportato una situazione di relativa tranquillità. “La percezione del presidente non corrisponde alla realtà”, ha dichiarato Caroline Turco, avvocato della città.
