Nel 2025 Mimit sigla 27 intese su vertenze industriali: Urso celebra traguardo importante
Nel 2025 il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) ha raggiunto 27 intese per la reindustrializzazione, garantendo la tutela o stabilizzazione di oltre 14.260 lavoratori, con una media di un accordo ogni due settimane. Tra le vertenze concluse positivamente figurano aziende come La Perla, Diageo e Riello, con storici asset industriali rientrati in Italia e una gestione concertata degli esuberi. Il Mimit ha inoltre risolto crisi industriali nel Mezzogiorno e convocato 208 tavoli plenari, riducendo il numero di vertenze aperte e coinvolgendo 34.802 lavoratori, dimostrando un cambiamento strutturale verso soluzioni definitive e sostenibili.
Bilancio positivo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy nel 2025: 27 accordi per la reindustrializzazione e la tutela occupazionale
ROMA (ITALPRESS) – Nel corso del 2025, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) ha raggiunto 27 accordi di reindustrializzazione e rilancio produttivo, segnando una media di un’intesa ogni due settimane. Questi accordi hanno permesso di tutelare o stabilizzare oltre 14.260 lavoratori, segnalando un notevole impegno nella gestione delle crisi industriali. Tra le vertenze più importanti portate a termine con esito positivo si ricordano i casi La Perla, Beko, Coin, Gruppo Dema, Diageo, Speedline, Riello, Jabil, Venator e Adriatronics. Il Ministro Adolfo Urso ha sottolineato come siano stati affrontati conflitti complessi e di lungo corso, spesso con elevato impatto occupazionale, trovando soluzioni concrete grazie al dialogo costante tra istituzioni, imprese, lavoratori e parti sindacali.
Tra i successi più rilevanti vi è il ritorno in Italia di asset industriali di grande valore storico e simbolico, come lo stabilimento Cinzano di Diageo, e il rafforzamento di realtà strategiche quali Riello, entrata recentemente nel gruppo Ariston. In diversi casi, l’intervento del Mimit ha permesso di bloccare centinaia di licenziamenti unilaterali, favorendo una gestione concertata delle eccedenze e supportando percorsi di riorganizzazione industriale, come avvenuto nelle vertenze Berco e Yoox. L’attenzione del Ministero è stata inoltre rivolta anche a situazioni particolarmente complesse, ad esempio La Perla, che ha coinvolto quattro diverse procedure concorsuali internazionali, affrontate con un approccio metodologico innovativo.
Il Ministero ha trovato soluzioni anche per crisi industriali nel Mezzogiorno, coinvolgendo aziende fortemente radicate nei territori, come il già risolto Gruppo Dema e AC Boilers, la cui vicenda è in fase di conclusione. Nel 2025, il Mimit ha convocato 208 tavoli plenari, accompagnati da numerosi incontri tecnici di coordinamento e approfondimento. Attualmente risultano attivi 41 tavoli di crisi, un numero significativamente inferiore rispetto ai 55 del 2022 e agli oltre 80.000 lavoratori coinvolti tre anni fa. Questi dati evidenziano un cambio strutturale nella gestione delle crisi, con un minor numero di casi aperti e un maggior numero di soluzioni definitive.
Le intese raggiunte testimoniano la proattività del Ministero e la sua posizione di principale referente istituzionale per la definizione di soluzioni industriali e occupazionali. Oltre ai 27 accordi, sono stati stipulati ulteriori patti per garantire la continuità produttiva e la salvaguardia del lavoro nei principali settori manifatturieri e dei servizi, grazie a un confronto costante e responsabile tra il Ministero, le imprese e le parti sociali, con il Mimit che ha svolto un ruolo centrale di coordinamento e guida.
Accordi di rilancio industriale e protezione dell’occupazione: il bilancio del Mimit nel 2025
Nel 2025 il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) ha siglato 27 accordi di reindustrializzazione, corrispondenti a percorsi strutturati di rilancio produttivo con una media di un’intesa ogni due settimane. Questi interventi hanno permesso di tutelare o stabilizzare oltre 14.260 lavoratori, rappresentando un risultato prezioso per la gestione delle situazioni di crisi industriale. Tra le vertenze più importanti che hanno raggiunto esiti positivi si segnalano i casi La Perla, Beko, Coin, Gruppo Dema, Diageo, Speedline, Riello, Jabil, Venator e Adriatronics. Il ministro Adolfo Urso ha sottolineato come tali traguardi siano il frutto di un dialogo costante e responsabile tra istituzioni, imprese, lavoratori e sindacati.
Tra i successi maggiori si evidenzia il ritorno in Italia di asset industriali di rilievo storico e strategico, come lo stabilimento Cinzano di Diageo, oltre al consolidamento di realtà importanti come Riello, entrata recentemente a far parte del gruppo Ariston. In diverse situazioni il Mimit è riuscito a bloccare centinaia di licenziamenti unilaterali, optando per percorsi condivisi che hanno favorito la riorganizzazione e il rilancio produttivo. Esempi significativi in questo senso sono Berco e Yoox, dove il dialogo tra le parti ha permesso di orientarsi verso soluzioni occupazionali stabili e prospettive industriali di lungo periodo. Alcuni casi complessi, come La Perla, hanno rappresentato un modello metodologico grazie alla gestione di quattro procedure concorsuali, di cui una extra-UE con finalità diverse.
Una particolare attenzione è stata dedicata alle crisi industriali del Mezzogiorno, coinvolgendo imprese radicate nei territori di riferimento. Il Gruppo Dema rappresenta un caso ormai risolto, mentre AC Boilers è in una fase di definizione degli accordi. Nel corso dell’anno il Mimit ha convocato 208 tavoli plenari, accompagnati da numerosi incontri tecnici e di coordinamento, a conferma del ruolo centrale dell’istituzione nella gestione delle crisi. Attualmente sono 41 le vertenze aperte, rispetto alle 55 del 2022, con 34.802 lavoratori coinvolti contro gli oltre 80.000 di tre anni fa, segnando una trasformazione profonda nel modo di affrontare le criticità industriali.
Questi risultati confermano la proattività del Mimit come punto di riferimento istituzionale nella definizione di soluzioni concrete per la salvaguardia dell’occupazione e la continuità produttiva. Accordi simili hanno riguardato numerosi settori della manifattura e dei servizi, frutto di un confronto costante e responsabile che ha valorizzato il coordinamento tra istituzioni, imprese e parti sociali. Questo approccio ha aperto nuove prospettive per lo sviluppo industriale italiano, favorendo un ambiente più stabile e favorevole alle iniziative di rilancio economico.
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