Perché mio figlio mi tratta male? Dietro la rabbia c’è spesso altro
Quando il comportamento diventa un’abitudine
Se ogni volta che alza i toni ottiene una reazione molto intensa – urla, discussioni infinite o sensi di colpa – quel comportamento può rinforzarsi. Non per cattiveria, ma perché funziona: attira attenzione, sposta il potere, evita altre conversazioni più scomode.
Per questo è importante non reagire sempre “di pancia”.
Come rispondere senza peggiorare il conflitto
Capire non significa accettare tutto. Il rispetto resta una regola fondamentale.
✔️ Mantieni la calma (o rimanda il confronto)
“Così non mi parli. Ne riparliamo quando ti sei calmato.”
✔️ Separa lui dal suo comportamento
“Ti voglio bene, ma non accetto questo tono.”
✔️ Parla nei momenti tranquilli, non durante lo scontro
“Ultimamente ti sento molto arrabbiato con me. Voglio capire cosa ti succede.”
✔️ Metti limiti chiari e coerenti
Niente insulti, niente urla, niente offese personali.
Quando può servire un aiuto esterno
Un supporto psicologico può essere utile se noti: – aggressività molto frequente o violenta – isolamento marcato – calo improvviso a scuola – frasi di autosvalutazione o comportamenti autolesivi
Chiedere aiuto non è un fallimento, ma un modo per proteggere il benessere di tutta la famiglia.
In molti casi, i figli si permettono di mostrare il lato peggiore proprio con chi amano di più, perché si sentono al sicuro. Il compito del genitore non è subire, ma insegnare che anche nella rabbia si può restare nel rispetto.
