Roma saluta Enrica Bonaccorti con fiori bianchi e le canzoni “La lontananza” e “Il cielo”
L’omelia ha messo in luce come Enrica, attraverso le sue opere, sia stata capace di dare voce agli assenti e raccontare le storie più nascoste, penetrando nell’invisibile e meravigliosamente restituendo autenticità e presenza. Monsignor Staglianò ha ricordato la Bonaccorti non solo come scrittrice ma come una vera e propria cercatrice di verità: “Ha scritto di solitudini, di attese tradite, di amori impossibili, di corpi violati, di anime in cerca di luce” sottolineando la sua capacità di estrarre dalla realtà, anche nelle sue pieghe più oscure, una luce intensa e rigenerante.
Attraverso il suo lavoro letterario, le poesie e gli aforismi, Enrica ha invitato i lettori a immergersi in una profondità intima, fatta di umanità fragile e forte allo stesso tempo, capace di riconoscere le debolezze ma anche la speranza incrollabile. Monsignor Staglianò ha così definito il lascito spirituale dell’artista: “la sua scrittura era un atto di trasparenza che lasciava filtrare la luce”.
Un’eredità di amore, verità e resilienza
Enrica Bonaccorti ha molto amato nella sua vita: i figli, gli amici, i lettori e i suoi personaggi letterari, rendendoli vivi e reali. Ha saputo affrontare la malattia e le difficoltà con coraggio, conservando sempre un amore profondo per la vita nonostante le sfide. Monsignor Staglianò ha concluso il suo ricordo affermando che questo amore vero ed autentico rappresenta il “passaporto per l’eternità” di Bonaccorti, un’eredità che continuerà a vivere nel cuore di chi l’ha conosciuta e amata.
La memoria di Enrica Bonaccorti rimane impressa non solo come quella di un’artista poliedrica e raffinata, ma anche come quella di una donna che ha saputo dare voce agli invisibili, conoscere le ombre dell’anima e raccontare la vita con poeticità e onestà intellettuale.
Fonti: ITALPRESS, IPA Agency, Chiesa degli Artisti Roma
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