Scontri e polemiche tra credenti e preti: la fede messa alla prova
Ravagnani ha invitato a riflettere su come certi atteggiamenti possano intimidire non solo chi fa questa scelta coraggiosa, ma anche chi si trova in momenti di difficoltà spirituale: “Pensate a un giovane credente che sta perdendo la fede, o a un sacerdote in crisi. Come potrebbero sentirsi liberi di parlare e cercare aiuto vedendo queste reazioni?” ha detto. Ha ammonito la Chiesa, affermando che questa diventa una “peggior controtestimonianza possibile” rispetto al messaggio di amore e accoglienza che dovrebbe rappresentare. “Gesù aveva detto che ci avrebbero riconosciuti dall’amore reciproco; guardando a ciò che è successo, sembra che abbiamo fallito,” ha concluso.
Nonostante le difficoltà, Alberto ha ribadito il suo amore per la Chiesa, auspicando un ritorno a un atteggiamento umano e accogliente: “Questi meccanismi tossici da branco e da setta non ci aiutano. Dovremmo mostrare al mondo un altro volto, perché nessuno si avvicinerà a Cristo se noi per primi sappiamo solo ferire.”
Le parole di Ravagnani trovano riscontro in dichiarazioni ufficiali di importanti figure della Chiesa. Mons. Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, ha ricordato in un’intervista a Vatican News (fonte: Vatican News) che “la Chiesa deve essere prima di tutto un luogo di accoglienza e misericordia, capace di accompagnare tutti, anche chi si trova in percorso di uscita o crisi vocazionale.”
