Valorizzare il Made in Italy: Trasparenza nell’acquacoltura e nella pesca per scelte consapevoli
ROMA (ITALPRESS) – Trasparenza e valorizzazione del prodotto ittico nazionale: è questo il tema centrale emerso durante il vertice dell’API (Associazione Piscicoltori Italiani) che ha riunito importanti attori del settore acquacoltura, pesca e istituzioni presso la sede di Confagricoltura a Roma. Sotto la guida del presidente Massimiliano Giansanti e del presidente dell’API Matteo Leonardi, insieme a rappresentanti come Claudio Pedroni (OP del Pesce) e Francesca Biondo (direttore di Federpesca), è stato sottolineato l’importanza della crescita e della trasparenza nel comparto.
La sfida della produzione nazionale di pesce
Il mercato ittico italiano si distingue per la sua qualità e sicurezza, riconosciute a livello internazionale. Nonostante ciò, la situazione è preoccupante. Il consumo di pesce pro capite in Italia si attesta attorno ai 31 kg all’anno, ma solo il 14% di questo è prodotto internamente, mentre il resto viene importato. Questo dato evidenzia una significativa dipendenza da prodotti esteri.
La limitata disponibilità di concessioni demaniali marittime aggrava ulteriormente la situazione: solo 19 concessioni disponibili su oltre 8.000 km di costa italiana, in netto contrasto con i 540 concessionari in Turchia, uno dei principali competitor del nostro paese. In controtendenza, l’Italia è leader nella produzione di caviale da storione in Europa, con 67 tonnellate, e seconda al mondo dopo la Cina, che conquista il 54% del mercato globale.
“Il settore dell’avannotteria è in crescita, ma l’Italia assorbe solo il 10% della produzione, equivalente a 200 milioni di avannotti all’anno. Favorire l’insediamento di più allevamenti avrebbe effetti positivi sulla presenza di pesce italiano sulle nostre tavole”, afferma Leonardi. Il settore della pesca, al contrario, ha registrato un calo produttivo, culminato in una riduzione della flotta e nell’aumento dei costi operativi.
Interventi necessari per il settore ittico
Gli stakeholder del settore concordano sulla necessità di implementare misure concrete per riportare in auge il comparto. Tra le proposte c’è l’importanza di garantire una maggiore trasparenza al consumatore riguardo l’origine del prodotto, in particolare nel canale Ho.Re.Ca, dove avviene circa il 60% delle consumazioni di pesce. Inoltre, è cruciale aumentare il numero di concessioni per l’allevamento marino.
Massimiliano Giansanti sottolinea l’importanza di un piano di comunicazione e di intervento per potenziare la produzione ittico. “Dobbiamo far crescere il nostro sistema produttivo affrontando in modo integrato le nuove abitudini alimentari, per rispondere all’aumento della domanda di prodotti ittici”, afferma Giansanti.
Il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, ha evidenziato che il Ministero non riveste più solo il ruolo di “censore”, ma è diventato un alleato per la sicurezza della filiera. “Abbiamo abbattuto il consumo di antibiotici del 50%, in linea con la strategia Farm to Fork dell’Unione Europea, e ci impegniamo a garantire tracciabilità e sicurezza alimentare”, aggiunge Gemmato, evidenziando come la proattività del ministero contribuisca alla salute degli italiani.
Un aspetto cruciale è la tracciabilità, fondamentale per garantire la qualità del pesce consumato. “Il Ministero e le sue diramazioni, come i carabinieri del NAS, opereranno attivamente contro chi mette in tavola prodotti non tracciati”, conclude il sottosegretario.
Il settore ittico italiano è una risorsa preziosa, ricca di potenzialità ma anche di sfide. Le iniziative proposte potrebbero fare la differenza nella promozione e valorizzazione del pescato nazionale, creando un ecosistema più sostenibile e competitivo.
Il futuro dell’acquacoltura in Italia
L’industria dell’acquacoltura in Italia genera un fatturato che supera i 400 milioni di euro e si divide tra vari prodotti di acqua dolce e salata. Il caviale rappresenta un esempio di eccellenza, ma la produzione di trota di acqua dolce e di pesce come branzini e orate evidenzia la varietà e la qualità delle risorse disponibili.
Tuttavia, la crescita del settore dipende anche dalla capacità di affrontare le problematiche climatiche e dalle sfide normative. Leonardi sottolinea che “abbiamo bisogno di politiche che favoriscano il riconoscimento del pesce allevato, ancora percepito come di minor valore rispetto a quello selvaggio”.
In conclusione, il settore ittico italiano possiede le risorse e il know-how necessari per diventare un leader mondiale. Ma ciò richiede un impegno collettivo. Con una maggiore attenzione alla trasparenza, alla tracciabilità e all’incremento della produzione nazionale, l’Italia può garantire un futuro brillante per il proprio patrimonio ittica.
– Foto ufficio stampa Confagricoltura –
(ITALPRESS)
Fonti ufficiali:
1. Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
2. API – Associazione Piscicoltori Italiani
3. Confagricoltura
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