Venezuela: Consiglio di Sicurezza Onu bloccato, America Latina divisa ed Europa assente.

Venezuela: Consiglio di Sicurezza Onu bloccato, America Latina divisa ed Europa assente.

Venezuela: Consiglio di Sicurezza Onu bloccato, America Latina divisa ed Europa assente.

Crisi in Venezuela: La Riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite

Il 5 gennaio 2026, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha tenuto un’importante riunione a New York per affrontare la crescente crisi in Venezuela. Questo incontro è avvenuto dopo la cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro e della first lady Cilia Flores da parte dell’amministrazione Trump, accaduta nel fine settimana a Caracas. La situazione ha suscitato intense polemiche e divisionsi nel contesto internazionale.

Limiti dell’ONU in Un Mondo Incrinato

La riunione dell’ONU ha messo in luce i limiti dell’organizzazione nei confronti di un ordine mondiale sempre più frammentato. Il dibattito si è acceso, evidenziando un forte scontro tra Stati Uniti e Russia, con la maggioranza dei Paesi presenti contraria all’uso della forza. Rosemary DiCarlo, sottosegretaria generale per gli Affari politici, ha aperto le discussioni esprimendo preoccupazione per la possibile aggravarsi dell’instabilità sia interna che regionale in Venezuela, sollevando appelli al rispetto del diritto internazionale.

L’ambasciatore americano Mike Waltz ha difeso l’operazione come una misura di “law enforcement” contro un leader ritenuto illegittimo. Secondo la posizione statunitense, non ci sarebbe stata violazione della Carta ONU né occupazione, citando l’articolo 51 sul diritto all’autodifesa. Questa linea è stata supportata, seppur cautamente, da Paesi come Argentina e Panama.

La Risposta Critica del Sud America

In netta contrapposizione, il Brasile, rappresentato dall’ambasciatore Sérgio França Danese, ha esplicitamente respinto l’intervento armato, sostenendo che il Sud America deve rimanere una “zona di pace”. Analogamente, la Colombia ha denunciato l’azione americana come una violazione della sovranità venezuelana. Ambasciatori di Messico e Cuba hanno rafforzato il fronte critico, sottolineando il rischio di politiche di cambio di regime imposte dall’esterno.

La Russia ha definito l’operazione americana un’”aggressione armata” senza giustificazione legale, chiedendo un immediato rilascio di Maduro e di Flores. Anche la Cina si è unita al coro di critiche, sottolineando che nessun paese può assumere il ruolo di giudice mondiale, e ha invocato un ritorno a soluzioni politiche e rispettose della sovranità.

Divisioni in America Latina

La riunione ha rivelato profonde divisioni all’interno dell’America Latina. L’Argentina, rompendo con il tradizionale consenso regionale del principio di non intervento, si è schierata apertamente con gli Stati Uniti. Invece, Paesi come il Cile hanno mantenuto una posizione più cauta, allineandosi con le opinioni di Brasile e Colombia. Panama, marcando un atteggiamento prudente, ha evitato di schierarsi apertamente contro Washington, richiedendo un approccio pacifico alle crisi.

L’Indifferenza Europea

Un elemento evidente durante la riunione è stata l’assenza di una voce comune da parte dell’Europa. Paesi come Francia e Spagna hanno inviato posizioni separate, mentre l’ambasciatore dell’Unione Europea non era presente, suggerendo una mancanza di coordinamento. L’Italia ha scelto un silenzio apparentemente prudente, forse per tutelare le centinaia di migliaia di cittadini italiani residenti in Venezuela.

Riflessioni Accademiche

Durante la riunione, il professor Jeffrey Sachs della Columbia University ha lanciato un allerta sul rischio che l’uso della forza al di fuori della cornice dell’ONU possa normalizzare pratiche destinate a indebolire il multilateralismo. Secondo Sachs, la situazione in Venezuela evidenzia come il Consiglio di Sicurezza stia diventando sempre più ostaggio delle potenze globali, incapace di svolgere il compito per cui è stato creato.

Il bilancio finale della riunione è inesorabile: nessuna risoluzione, nessuna iniziativa concreta, nessun meccanismo attivato. La paralisi dell’ONU su questioni cruciali, come dimostra il caso venezuelano, solleva interrogativi sulla sua reale efficacia nel governare le crisi attuali.

Implicazioni per il Futuro

L’evento ha evidenziato ancora una volta la crescente fragilità dell’ONU nel gestire conflitti complessi e le sfide dell’ordine mondiale contemporaneo. Con la diminuzione della fiducia e della coesione tra gli Stati membri, il futuro dell’organizzazione sembra sempre più incerto.

Fonti ufficiali, tra cui il rapporto della United Nations Security Council, testimoniano l’intensificarsi delle tensioni internazionali e la difficoltà dell’ONU nel mediare efficacemente in situazioni di crisi. La situazione in Venezuela, quindi, si erge come un simbolo delle sfide che l’organizzazione e la comunità internazionale devono affrontare.

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