4 marzo 1922: viene presentato in anteprima a Berlino “Nosferatu”
Nonostante questi cambiamenti, le somiglianze con il romanzo sono evidenti. La vedova di Stoker intenta una causa legale contro la casa di produzione, ottenendo la distruzione delle copie del film. Alcune pellicole sopravvivono però alla sentenza, permettendo all’opera di essere conservata e restaurata negli anni successivi.
Un capolavoro dell’espressionismo tedesco
“Nosferatu” è uno dei vertici del cinema espressionista tedesco. Le ombre allungate, le scenografie inquietanti e l’interpretazione disturbante di Max Schreck contribuiscono a creare un’atmosfera cupa e visionaria.
L’immagine del vampiro pallido, con movimenti rigidi e artigli affilati, diventa un’icona dell’horror, influenzando profondamente le successive rappresentazioni cinematografiche del mito.
Un’eredità nel cinema horror
Il film di Murnau segna un punto di svolta per il genere. A differenza di versioni più eleganti e aristocratiche del vampiro, qui la creatura è mostruosa, quasi animale, simbolo di pestilenza e paura collettiva.
Nel corso del Novecento “Nosferatu” viene più volte restaurato e proiettato in festival e rassegne dedicate al cinema muto, consolidando il suo status di capolavoro.
Il ritorno moderno: l’ultimo “Nosferatu”
Nel 2024 il mito torna sul grande schermo con una nuova versione diretta da Robert Eggers. Il regista propone una rilettura cupa e raffinata, ispirata all’estetica gotica e alle atmosfere originali del film del 1922.
Questa reinterpretazione punta su un’impronta visiva intensa e su un approfondimento psicologico dei personaggi, riportando in primo piano l’aspetto inquietante e primordiale della figura del vampiro.
Dalla storica anteprima del 1922 fino alle reinterpretazioni contemporanee, “Nosferatu” continua a esercitare un fascino potente. Più di un semplice film sui vampiri, è un simbolo della capacità del cinema di reinventare i miti e attraversare le epoche mantenendo intatta la propria forza evocativa.
