Iran: le proteste mettono alla prova la resilienza del regime attuale.

Iran: le proteste mettono alla prova la resilienza del regime attuale.

Iran: le proteste mettono alla prova la resilienza del regime attuale.

Le Proteste in Iran: Un Test Cruciale per il Regime

Roma (Italpress) – Le recenti manifestazioni di piazza in Iran rappresentano un importante “test indiretto” per il regime, che deve dimostrare la propria capacità di funzionare come uno Stato efficace di fronte a crescenti sfide interne ed esterne. Le dichiarazioni dell’ambasciatore Ettore Sequi, ex segretario generale della Farnesina, sottolineano la complessità della situazione attuale, caratterizzata da una crisi economica devastante e da un clima sociale di crescente frustrazione.

Cause delle Manifestazioni e Crisi Strutturale

L’impennata dell’inflazione e il significativo deprezzamento della valuta nazionale hanno stimolato i recenti disordini. Sequi mette in evidenza che questi eventi non sono solamente delle reazioni sporadiche a problemi economici, ma riflettono un passaggio da una “crisi economica” a una “crisi di sovranità”. Il diplomatico individua nei tre pilastri della stabilità del regime, ossia performance economica, controllo dell’ordine pubblico e legittimità, un deterioramento simultaneo che mina la tenuta del governo.

“…la performance economica deve essere almeno a un livello di ‘minimo sindacale’,” sostiene Sequi, per evitare che la crisi ricada sulla popolazione. A questo si aggiunge il rischio di una perdita di controllo sullo stato di ordine pubblico, il che rappresenta un ulteriore segnale di debolezza per il governo iraniano. La legittimità del regime è ora sotto accusa, con le manifestazioni che mettono alla prova la fiducia dei cittadini.

Le recenti proteste non sono detonate solo a causa della crisi economica, ma sono anche il risultato di un accumulo di malcontento sociale per la crescente erosione del reddito e la percezione diffusa di corruzione e incompetenza. Questi fattori, secondo Sequi, sono parte di una battaglia più ampia che il regime sta affrontando, non solo sul campo interno, ma anche sul piano internazionale.

Il Contesto Esterno e le Minacce Militari

A sei mesi dalla “guerra dei 12 giorni”, durante la quale l’Iran ha visto l’intervento militare di Israele e Stati Uniti, la situazione internazionale gioca un ruolo cruciale. La recente visita del presidente israeliano Netanyahu negli Stati Uniti ha suscitato preoccupazione a Teheran. Sequi avverte che la debolezza attuale del regime potrebbe essere vista come un’opportunità per attacchi da parte di potenze straniere, esacerbando ulteriormente la crisi.

“Le autorità americane chiedono di evitare il ripristino dell’arricchimento dell’uranio,” afferma Sequi, “ma molti temono che questa pressione possa inasprire le tensioni.” In questo contesto, il regime iraniano è costretto a mantenere un equilibrio delicato tra la gestione delle manifestazioni interne e la difesa della propria sovranità di fronte a una potenziale aggressione esterna.

Se dal punto di vista interno i messaggi del governo sembrano contrastanti—con alcune frange che cercano di contenere le manifestazioni per non innescare una risposta violenta—il messaggio esterno appare chiaro: “Non approfittate di queste difficoltà per attaccare il regime”.

Tre Angoli di una Crisi Complessa

Sequi utilizza un’immagine per descrivere la situazione attuale: “Tre angoli che si incastrano tra di loro”. Il primo angolo riguarda il fatto che l’Iran non sta affrontando solamente una protesta episodica, ma si trova nel bel mezzo di un lento processo di logoramento interno, sia economico che politico. Mentre il dibattito sulla successione della Guida suprema Khamenei si intensifica, il regime deve affrontare una pressione crescente.

Il secondo angolo mette in evidenza che la risposta del regime non è ancora caratterizzata da violenza massima. Al contrario, si fanno promesse di dialogo, accompagnate da minacce di arresti, in un tentativo di mostrare una disponibilità al dialogo, senza trasmettere un’impressione di debolezza.

Infine, il terzo aspetto è quello di un equilibrio instabile. Le proteste sono alimentate da una crisi economica senza una rapida via d’uscita, mentre il contesto internazionale complica ulteriormente la situazione. Questo scenario richiede al regime di manovrare con attenzione, poiché ogni errore potrebbe portare a un’escalation della violenza o a una destabilizzazione ulteriore.

In un momento così critico, l’analisi di esperti come l’ambasciatore Sequi è fondamentale per comprendere le sfide che il regime iraniano deve affrontare e le possibili conseguenze per la stabilità dell’intera regione.

Fonti: Italpress, esperti di politica internazionale.

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