Ricchezza famiglie italiane: crescita più lenta negli ultimi 13 anni rispetto all’Eurozona

Ricchezza famiglie italiane: crescita più lenta negli ultimi 13 anni rispetto all’Eurozona

Ricchezza famiglie italiane: crescita più lenta negli ultimi 13 anni rispetto all’Eurozona

Negli ultimi tredici anni, la ricchezza delle famiglie italiane è cresciuta molto meno rispetto alla media dell’area euro e ai principali Paesi come Germania e Francia. Dal 2012 al 2025 l’aumento è stato solo del 20,6%, contro il 108,2% tedesco e il 45,1% francese. In termini reali, le famiglie italiane hanno perso circa il 2% di ricchezza, mentre la concentrazione della ricchezza si è accentuata: il 10% più ricco detiene quasi il 60% del totale. Inoltre, il tasso di risparmio delle famiglie italiane è inferiore a quello europeo, dimostrando una minore capacità di accantonamento nel tempo.

La ricchezza delle famiglie italiane: crescita rallentata e crescente disparità

Negli ultimi tredici anni, la ricchezza complessiva delle famiglie italiane è aumentata a un ritmo decisamente inferiore rispetto alla media dell’area euro e ha perso terreno nel confronto con Germania e Francia. Tra dicembre 2012 e giugno 2025, la crescita registrata in Italia è stata del 20,6%, contro il 45,1% della Francia e un sorprendente 108,2% della Germania. La media europea si è collocata al 66,2%. Tenendo conto di un indice di rivalutazione monetaria pari a 1,22, le famiglie italiane hanno subito una perdita reale di circa il 2% della loro ricchezza. Questi dati emergono da uno studio della Fondazione Fiba di First Cisl, basato sulle informazioni della Bce riguardanti la distribuzione della ricchezza (Distributional wealth accounts – Dwa).

Nel 2025, il patrimonio netto delle famiglie italiane ammonta a circa 10.991,5 miliardi di euro, equivalenti al 16,6% della ricchezza totale dell’area euro, con un calo rispetto al 22,9% registrato nel 2012. L’indebitamento delle famiglie italiane rappresenta invece il 10,1% di quello dell’intera area euro, con un incremento del 13,3% nel periodo considerato. Questa variazione è inferiore rispetto agli aumenti che si sono verificati in Germania (39,5%), Francia (52,6%) e nell’area euro complessivamente (27,9%).

Considerando la ricchezza media per famiglia, nel 2012 gli italiani detenevano circa 375,6 mila euro, più di francesi e tedeschi (rispettivamente 325,1 e 228,5 mila euro). A metà 2025, invece, la ricchezza media italiana è scesa a 438,7 mila euro, mentre quella francese e tedesca è salita a 442,2 e 461,6 mila euro rispettivamente. Questo ribaltamento sottolinea un rallentamento significativo nella crescita patrimoniale delle famiglie italiane.

La Fondazione Fiba di First Cisl evidenzia un aumento della polarizzazione sociale nel Paese: il 50% della popolazione detiene solo il 7,4% della ricchezza nazionale, mentre il 10% più ricco ne controlla quasi il 60%. Il 5% più benestante possiede oltre il 49,4% del totale, il dato più elevato tra le principali nazioni europee, superato solo da Austria, Croazia e Lituania. Inoltre, il tradizionale ritratto degli italiani come popolo di risparmiatori viene smentito dai dati Eurostat, che mostrano un tasso di risparmio lordo del 12,3% a giugno 2025, inferiore alla media europea del 15,4% e i valori di Germania (19,2%) e Francia (18,7%).

La dinamica della ricchezza delle famiglie italiane nel confronto europeo

Negli ultimi tredici anni la crescita della ricchezza complessiva delle famiglie italiane è risultata inferiore rispetto alla media dell’area euro, perdendo terreno soprattutto rispetto a Germania e Francia. Dal dicembre 2012 a giugno 2025, l’aumento della ricchezza italiana è stato pari al 20,6%, mentre in Francia è arrivato al 45,1% e in Germania ha superato il 100%, toccando il 108,2%. Nel complesso, la media dell’area euro ha registrato un incremento del 66,2%. Considerando che nel periodo in esame l’indice di rivalutazione monetaria è stato 1,22, le famiglie italiane hanno quindi subito una perdita reale, di circa il 2% del loro patrimonio netto. Questo quadro emerge dall’analisi della Fondazione Fiba di First Cisl, basata sui dati della Bce riguardanti la ricchezza distribuita (Distributional wealth accounts – Dwa).

La ricchezza netta delle famiglie italiane nel 2025 ammonta a circa 10.991,5 miliardi di euro, rappresentando il 16,6% della ricchezza totale dell’area euro. Nel 2012 questa quota era del 22,9%, evidenziando quindi un calo significativo della rappresentatività italiana nel contesto europeo. Parallelamente, l’indebitamento delle famiglie italiane raggiunge circa il 10,1% di quello totale dell’area euro (792,3 miliardi su 7.825,5). Sebbene anche il debito sia cresciuto dal 2012, l’incremento del 13,3% è inferiore rispetto al 27,9% dell’area euro e ancor più basso rispetto a Germania e Francia, con aumenti del 39,5% e 52,6% rispettivamente.

Analizzando la ricchezza per singola famiglia emerge un cambiamento significativo nel confronto con i principali partner europei. Nel 2012 il patrimonio medio familiare italiano si attestava a circa 375,6 mila euro, superiore a quello di francesi (325,1 mila euro) e tedeschi (228,5 mila euro). A metà 2025, questa situazione si è capovolta, con il valore italiano che scende a 438,7 mila euro, leggermente inferiore al patrimonio medio delle famiglie francesi (442,2 mila euro) e tedesche (461,6 mila euro).

La distribuzione della ricchezza all’interno della società italiana mostra una crescente polarizzazione. Nel 2025, metà della popolazione possiede appena il 7,4% della ricchezza complessiva, mentre il 60% si ferma al 12%. La quota di patrimonio concentrata nelle mani del 10% più ricco raggiunge il 59,9%, con il 5% superiore che detiene da solo oltre il 49,4% della ricchezza totale. Tra i grandi Paesi europei, questo livello di disuguaglianza è tra i più alti, superato solo da Austria, Croazia e Lituania. La famosa immagine degli italiani come popolo di risparmiatori viene così messa in discussione anche dai dati Eurostat che indicano un tasso di risparmio lordo delle famiglie, nel giugno 2025, pari al 12,3%, inferiore sia alla media dell’area euro (15,4%) sia a quella di Germania (19,2%) e Francia (18,7%).

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