Raddoppiare gli stipendi dei docenti: una necessità per il futuro dell’istruzione in Italia.

Raddoppiare gli stipendi dei docenti: una necessità per il futuro dell’istruzione in Italia.

Raddoppiare gli stipendi dei docenti: una necessità per il futuro dell’istruzione in Italia.

Il dibattito sulla scuola italiana sembra essere un eterno ritorno, un rumore di fondo che accompagna quasi ogni cambio di governo. La storia si ripete, con i cosiddetti “ministri del fare” e “ministri del disfare” che si affacciano su viale Trastevere, proponendo riforme che oscillano dall’assegnazione del voto in condotta a nuovi modelli di orientamento. Queste iniziative, seppur meritevoli, non affrontano però la ferita aperta della svalutazione sistematica di chi opera quotidianamente nel mondo della scuola.

Aumenti salariali: un rimedio insufficiente

Recentemente, si è parlato di un aumento medio in busta paga che, tra arretrati e indennità, si aggira intorno ai 180 euro lordi. In un Paese che si reputa serio, questo dovrebbe rappresentare un adeguamento all’inflazione, non un obiettivo da festeggiare con toni trionfalistici. Dobbiamo essere chiari: si tratta di una miseria. Questo dato è l’ennesimo segnale che evidenzia la distanza tra la retorica di una “scuola pilastro della nazione” e la realtà degli stipendi, che collocano i docenti italiani nella parte bassa della classifica europea. Come può riemergere l’autorevolezza della professione docente se il potere d’acquisto è già ampiamente eroso?

Nel 2009, esperti del settore segnalavano un investimento insufficiente nel sistema educativo, fermo al 3,6% del PIL, sottolineando come il 4,1% fosse il limite minimo di dignità. Oggi, a distanza di quindici anni, quella previsione si è concretizzata: non solo non abbiamo toccato quel traguardo, ma i documenti ufficiali, come il Documento di economia e finanza (DEF), preannunciano un calo della spesa per l’istruzione, che potrebbe scendere fino al 3,4% del PIL entro il 2026. Questo rappresenta un disinvestimento strategico per la cultura del nostro Paese, un lento ma inesorabile cammino verso la marginalità culturale.


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