Bce: rafforzare subito l’eurozona e rilanciare l’economia europea è priorità urgente
Il Consiglio direttivo della Bce conferma l’impegno a mantenere l’inflazione stabile intorno al 2% nel medio termine, adottando un approccio di politica monetaria basato sui dati attuali e sulle prospettive di inflazione. Le decisioni sui tassi saranno flessibili, adattandosi alle variazioni economiche e finanziarie senza seguire un percorso predeterminato. Le proiezioni indicano un calo graduale dell’inflazione dal 2025 al 2027, con una risalita al 2% nel 2028 dovuta all’implementazione del nuovo sistema europeo di scambio delle quote di emissione (ETS2). Si sottolinea l’importanza di rafforzare l’economia dell’area euro tramite investimenti, riforme strutturali e integrazione dei mercati finanziari, in un contesto internazionale segnato da incertezze geopolitiche e volatilità.
La BCE conferma l’impegno per la stabilità dell’inflazione e il rafforzamento dell’economia europea
Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea (BCE) ribadisce la sua determinazione a mantenere l’inflazione stabile intorno al target del 2% a medio termine. La politica monetaria sarà guidata da un approccio basato sui dati raccolti ad ogni riunione, con decisioni flessibili sui tassi di interesse. Le valutazioni si fondano sulle prospettive di inflazione, sui rischi associati e sull’andamento dell’inflazione di fondo, tenendo conto anche dell’efficacia della trasmissione della politica monetaria. Il Consiglio è pronto a utilizzare tutti gli strumenti a disposizione, nel rispetto del proprio mandato, per garantire un ancoraggio duraturo dell’inflazione e il corretto funzionamento del meccanismo di trasmissione.
Le previsioni indicano che l’inflazione scenderà dal 2,1% nel 2025 all’1,9% nel 2026 e all’1,8% nel 2027, raggiungendo nuovamente il 2% nel 2028 grazie all’attuazione del nuovo sistema europeo per lo scambio di quote di emissione (ETS2). La riduzione prevista all’inizio del 2026 è principalmente legata a un effetto base dovuto ai prezzi dell’energia, mentre l’inflazione delle componenti non energetiche continuerà a diminuire nel corso del prossimo anno. L’apporto dell’energia all’inflazione complessiva resterà limitato fino alla fine del 2027 per poi aumentare in modo significativo nel 2028, con un effetto stimato di 0,2 punti percentuali.
Nell’attuale contesto geopolitico, il Consiglio direttivo sottolinea la necessità urgente di rafforzare l’area euro e la sua economia. Accoglie positivamente l’invito della Commissione europea ai governi a privilegiare la sostenibilità delle finanze pubbliche, investimenti strategici e riforme strutturali in grado di sostenere la crescita. L’ottimizzazione del potenziale del mercato unico costituisce un elemento fondamentale. L’integrazione dei mercati dei capitali deve proseguire con decisione, completando l’unione bancaria e l’unione dei risparmi e degli investimenti, senza trascurare l’adozione rapida della regolamentazione per l’euro digitale.
Nonostante un lieve miglioramento nelle tensioni commerciali, il quadro internazionale resta caratterizzato da volatilità che potrebbe provocare interruzioni nelle catene di approvvigionamento, limitare le esportazioni e influire negativamente su consumi e investimenti. Eventuali peggioramenti nel clima di fiducia finanziaria globale potrebbero tradursi in condizioni di finanziamento più restrittive e una maggiore avversione al rischio, rallentando la crescita economica. Le tensioni geopolitiche, in particolare il conflitto tra Russia e Ucraina, restano fonti significative di incertezza. Al contempo, spese pubbliche mirate a difesa e infrastrutture unitamente a riforme per aumentare la produttività potrebbero sostenere una crescita superiore alle aspettative, così come un clima di fiducia rinnovato favorirebbe la spesa privata.
Le prospettive della BCE sulla politica monetaria e l’economia dell’Eurozona
Il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea rimane fermamente impegnato a garantire che l’inflazione si stabilizzi stabilmente attorno all’obiettivo del 2% nel medio termine. Per orientare al meglio le decisioni di politica monetaria, adotterà un approccio basato sui dati disponibili ad ogni riunione. Le scelte relative ai tassi di interesse saranno guidate da un’analisi approfondita delle prospettive di inflazione, dei rischi connessi, nonché degli andamenti dell’inflazione di fondo e dell’efficacia della trasmissione della politica monetaria. L’istituzione è pronta a intervenire con tutti gli strumenti previsti dal proprio mandato per assicurare un equilibrio duraturo nel raggiungimento del target inflazionistico, proteggendo al contempo il corretto funzionamento del meccanismo di trasmissione delle decisioni monetarie.
Secondo le previsioni più recenti, il tasso d’inflazione dovrebbe diminuire dal 2,1% previsto per il 2025 al 1,9% nel 2026, scendendo ulteriormente all’1,8% nel 2027, per poi risalire al 2% nel 2028, in linea con l’obiettivo della BCE. La riduzione iniziale riflette un effetto base dovuto principalmente all’andamento dei prezzi energetici, mentre le componenti non energetiche continueranno a mostrare segnali di attenuazione. Il contributo della componente energetica all’inflazione complessiva si manterrà contenuto fino alla fine del 2027, ma è prevista una significativa crescita nel 2028 a seguito dell’implementazione del nuovo sistema europeo di scambio di quote di emissione (ETS2), che potrebbe spingere l’inflazione di circa 0,2 punti percentuali.
Nel contesto geopolitico attuale, il Consiglio direttivo sottolinea la necessità urgente di rafforzare l’economia dell’area euro. Risulta fondamentale dare priorità alla sostenibilità delle finanze pubbliche, promuovere investimenti strategici e avviare riforme strutturali per stimolare la crescita economica. Un pieno sfruttamento del potenziale del mercato unico e il potenziamento dell’integrazione dei mercati dei capitali sono elementi cruciali per un solido sviluppo. Completare l’unione bancaria e accelerare l’adozione dell’euro digitale rappresentano passi imprescindibili per consolidare l’architettura finanziaria continentale.
Le sfide internazionali, nonostante un allentamento delle tensioni commerciali, continuano a influenzare significativamente il contesto economico, con rischi di interruzioni nelle catene di fornitura, rallentamento delle esportazioni e impatti negativi su consumi e investimenti. Eventuali peggioramenti nelle condizioni di fiducia nei mercati finanziari globali potrebbero tradursi in costi di finanziamento più elevati e minori propensioni al rischio, andando a frenare la crescita economica. Le tensioni geopolitiche, soprattutto il conflitto tra Russia e Ucraina, restano una fonte importante di incertezza, mentre la spesa pubblica per difesa e infrastrutture insieme a riforme strutturali capaci di aumentare la produttività potrebbero invece rappresentare fattori di impulso per la crescita futura. Il miglioramento del clima di fiducia potrebbe ulteriormente sostenere la spesa privata e rafforzare la dinamica economica dell’Eurozona.
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