Violenza nelle scuole: cause profonde e l’importanza di capire i giovani secondo Fioravanti.
Gli allarmanti episodi di violenza nelle scuole ci lasciano senza parole. Affrontare questa problematica complessa richiede un’analisi profonda e competenze adeguate. Ne parliamo con Giovanni Fioravanti, docente esperto in istruzione e formazione, ex dirigente scolastico e autore di testi quali *Scuola e apprendimento nell’epoca della conoscenza* (2020) e *La cultura della scuola* (2023), pubblicati da Armando Editore.
«La violenza adolescenziale non nasce dal nulla» – Intervista a Giovanni Fioravanti
Quando un adolescente si rende protagonista di un atto violento, la reazione è di shock e incomprensione. Da dove dobbiamo partire per comprendere questo fenomeno? Iniziamo col riconoscere che tali atti ci colgono impreparati. Siamo spesso inclini a cercare un colpevole unico ma la realtà è molto più complessa. Non possiamo addossare la responsabilità solo all’individuo o al gruppo di pari.
La cultura, l’ambiente e le relazioni influenzano profondamente le nostre azioni. La convinzione di essere completamente liberi nelle nostre scelte è illusoria; in verità, siamo modellati da una serie di fattori esterni che ci condizionano.
Fioravanti richiama anche il pensiero di Piero Angela e le neuroscienze. In che modo ci insegnano che non siamo realmente liberi? Il nostro cervello e la nostra personalità sono in continua evoluzione. Parole, immagini e esperienze modificano la nostra biologia e psicologia. Ciò sottolinea l’importanza dei media e dei social, che utilizzano strumenti invisibili per influenzare il nostro comportamento. Le nostre idee e azioni non sono frutto di scelte isolate, ma il risultato di un lungo processo di manipolazione quotidiana di cui spesso non siamo consapevoli.
Fioravanti descrive l’identità come uno “specchio fragile”. Cosa significa? L’identità è l’immagine che abbiamo di noi stessi, ma è suscettibile di fratture. Durante l’adolescenza, è particolarmente vulnerabile. Quando quest’immagine si rompe e non abbiamo gli strumenti per ricomporla, la ricerca disperata di un nuovo sé può manifestarsi in atti di violenza. In questo contesto, la violenza diventa una risposta patologica a una crisi profonda.
Il ruolo decisivo degli adulti
La responsabilità degli adulti in questo contesto è enormemente pesante. Non possiamo pensare che la riuscita della crescita dei giovani dipenda solo da loro. Ogni attore sociale, a cominciare dagli adulti, deve fare la propria parte. Viviamo in una società che spesso preferisce punire piuttosto che condividere le responsabilità e che guarda all’adolescenza come a un territorio da temere piuttosto che come a una fase da attraversare insieme.
Fioravanti sottolinea la mancanza di “copioni educativi”. Chi dovrebbe appropriarvisi? Non solo i genitori, ma anche insegnanti ed educatori, coloro che hanno il compito di formare i giovani. La questione non è trovare una verità definitiva sull’adolescenza; si tratta piuttosto di disporre degli strumenti per riflettere, comprendere e dialogare con i giovani.
Richiamandosi a Erikson, Fioravanti evidenzia l’importanza di una costruzione identitaria solida. La crisi adolescenziale può sfociare in comportamenti aggressivi quando il giovane è privo di riconoscimento sociale. La confusione di ruolo e l’incapacità di integrare le diverse aspettative sociali possono creare una mancanza di senso, attivando reazioni violente.
In questo contesto, la violenza può apparire come un tentativo disperato di affermare la propria esistenza. Fioravanti spiega che ciò significa avere una direzione, un riconoscimento. Oggi, il sistema familiare fragile e una società priva di ruoli chiari danneggiano profondamente lo sviluppo psicosociale dei ragazzi.
Winnicott introduce la distinzione tra vero sé e falso sé. Questa distinzione è fondamentale per comprendere gli episodi di violenza. Il vero sé si sviluppa grazie a relazioni primarie che regolano le emozioni. Scuola e famiglia dovrebbero coltivare queste esperienze, mentre un ambiente punitivo produce isolamento e vergogna.
Fioravanti osserva che l’aggressività può spesso essere interpretata come un linguaggio. Quando mancano le parole, l’aggressività diventa il mezzo di comunicazione. Se un giovane non è stato accolto adeguatamente, la sua energia aggressiva può rimanere distruttiva, trasformandosi in atti violenti. Questo non giustifica la violenza, ma offre una chiave per comprendere le cause sottostanti.
I social network giocano un ruolo decisivo nella dinamica. Umiliazioni pubbliche e pettegolezzi possono gravemente danneggiare l’identità di un giovane. Lacan ci ricorda che il soggetto si forma attraverso le parole: insulti e immagini non sono contenuti banali, ma atti simbolici che possono annientare una persona. La reazione violenta potrebbe quindi cercare di ricostruire quell’identità perduta.
In definitiva, la repressione da sola non è una soluzione efficace. È cruciale intervenire a livello simbolico, creando spazi di dialogo e rafforzando la funzione riconoscente degli adulti. È necessario formare insegnanti capaci di gestire i conflitti e promuovere politiche che investano nella qualità delle relazioni fin dall’infanzia.
Ci troviamo di fronte a un’emergenza. Il tempo per ripensare la scuola e la famiglia è limitato. Continueremo a non capire se ci limiteremo a rispondere con punizioni, e ciò che non comprendiamo, prima o poi, si ripresenterà sotto forma di violenza.
Fonti: Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT), UNICEF, Apprendimento Digitale.
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