ESCLUSIVA | Intervista a Marcello Romeo: “Ecco come ho conosciuto Califano e perché Mara Venier mi ha voluto a Domenica In”

ESCLUSIVA | Intervista a Marcello Romeo: “Ecco come ho conosciuto Califano e perché Mara Venier mi ha voluto a Domenica In”

ESCLUSIVA | Intervista a Marcello Romeo: “Ecco come ho conosciuto Califano e perché Mara Venier mi ha voluto a Domenica In”

Arista dall’esperienza decennale, Marcello Romeo ha vissuto tante e tante vite. La prima, come pianista nei night club – ha accompagnato, tra gli altri, l’eterno Franco Califano – la seconda come studente di medicina e la terza come cantautore. Da pochissimo è uscito il suo nuovo album, Fino all’alba a cantare, che racconta il suo presente, ma anche il passato, fungendo così da ponte tra ciò che è stato e ciò che è. Per attraversarlo, infatti, l’artista ha inserito all’interno dell’album un singolo, Ghibli, che celebra la Libia, la terra che gli ha dato i natali, ma anche tre cover del succitato Califano (Un’estate fa, Un tempo piccolo e La musica è finita) e una di Ritornerai di Bruno Lauzi e poi una dedica alla “Fatina dei fiori” – una donna, all’anagrafe Sara Marinelli, che per tutta la vita ha girato tra i locali di Bologna, vendendo fiori appunto – che, tra i tanti cuori che ha raggiunto, ha colpito quello di Mara Venier, che l’ha voluta fortemente nella sua celebre trasmissione, Domenica In. Ma vi sono anche tanti altri inediti, dalla sonorità anni ’80, ma riarrangiati in chiave moderna.

Oggi Marcello Romeo ha dato vita a una band. Al suo interno vi sono Roberto Costa – producer multiplatino che ha lavorato con Dalla, Mina, Ron, Luca Carboni, Stadio, Barbarossa, tanto per citarne alcuni –e poi Filippo Lambertucci (batterista di Patty Pravo), Massimo Ghisellini (detto GHISLE) alla chitarra e Daniele Bruno (tastierista storico di Carboni). Insieme girano e gireranno lo stivale, portando la loro musica nei locali e cercando di diffonderla il più possibile.

Abbiamo incontrato telefonicamente l’artista, che ci ha rivelato tante informazioni interessantissime sulla sua vita e il suo lavoro.

È uscito da poco il suo ultimo album, Fino all’alba a cantare. Come e quando è nato?

Ho iniziato a pensare a questo album nel 2023 insieme a Roberto Costa e Raffaele Montanari, direttore artistico di PMS Studio. Abbiamo fatto il primo concerto al Teatro Duse con la nostra band e da lì abbiamo deciso di dare vita a un LP, contenente i brani che proponevamo. Inizialmente erano perlopiù canzoni di Califano e solo qualcuna era mia. Poi abbiamo registrato una ventina di brani e ne abbiamo estratti 10 per il vinile e 14 per il CD e la chiavetta USB. Le canzoni arrangiate da Costa hanno un connotato particolare. È una musica non modernissima, si rifà a uno schema anni ’80, alla cifra stilistica degli Stadio, di Dalla, Ron. Possiamo definirlo un crossover tra gli anni ’80 e oggi.

Possiamo considerarlo un ponte tra passato e presente in sostanza?

Sì.

A proposito del dualismo tra passato e presente, nel suo ultimo album troviamo tre cover di Califano, Un’estate fa, Un tempo piccolo e La musica è finita, ma anche una di Ritornerai, di Bruno Lauzi. È un modo per far rinascere e rivivere grandi classici come questi?

Esatto. Ci siamo rifatti non a brani di artisti a cui ci ispiriamo dal punto di vista artistico, ma a singoli di altri cantautori, riarrangiati in chiave moderna.

Califano è un nome che torna spesso nei suoi racconti oppure quando si parla di lei. So che l’ha anche accompagnato al pianoforte nelle serate nei nightclub…

Ci siamo conosciuti nei primi anni ’80. Io suonavo nei night a Bologna. Lui dopo i concerti veniva a rilassarsi lì e ha sentito che io – completamente ignaro del fatto che sarebbe venuto – cantavo le sue canzoni. Ci siamo conosciuti e quando faceva le serate al night lo accompagnavo al piano. Questo è avvenuto tra l’’82 e l’84 più o meno.

Negli anni, però, oltre a Califano, ha avuto modo di conoscere moltissimi personaggi iconici e fondamentali per la musica italiana, tra cui Dalla, Bennato, Tozzi. Quanto impatto ha avuto ognuno di loro sulla sua carriera?

Quelli che hai menzionato sono tutti mostri sacri, anche internazionali. Umberto Tozzi, ad esempio, è inarrivabile: in Italia ha sfondato con Ti Amo, ma poi ha conquistato tutto il mondo con Gloria e altri brani importanti. Lo conosco bene, è un mio amico, ci vediamo ancora, vado ai suoi concerti e mi ha dato davvero tanto. Ma non mi sono ispirato a lui dal punto di vista artistico: i miei punti di riferimento artistici sono sempre stati Califano, Dalla, De Gregori e Bennato. Gli ultimi tre, nello specifico, sono i primi che ho incontrato da giovane. Dalla all’epoca faceva ancora musica beat: quando l’ho conosciuto – avevo 17/18 anni – stava virando verso il pop. I cantautori che ascoltavo più spesso, però, erano De Gregori e Bennato: da entrambi ho tratto qualcosa.

Attualmente stiamo assistendo a una sorta di ritorno al passato nella musica. Ma tra gli artisti delle nuove generazioni, secondo il suo parere, c’è qualcuno che spicca?

Gabbani e Brunori Sas senza dubbio. Sono i nuovi cantautori. Brunori è molto De Gregori, Gabbani è innovativo, non è uguale a nessuno. Vorrei tanto conoscerli entrambi, ascolto spesso le loro canzoni. Nel panorama dei giovani ci sono alcuni artisti che si rifanno al cantautorato classico. Apprezzo molto il passaggio al pop cantautorale melodico che ha fatto Achille Lauro: i suoi ultimi brani sono fortissimi.

Restando sul tema del ritorno al passato, nel suo ultimo album vi è un brano, Ghibli, che è un omaggio alla Libia, il suo Paese d’origine. È un modo per dire che non bisogna mai dimenticarsi da dove si viene, a prescindere da dove si è arrivati?

Esatto: mai dimenticarsi delle proprie origini. Inoltre è anche un ricordo anche di Califano, che è nato a Tripoli. Avrà un seguito un domani il brano. Anche il video è particolarissimo: girato in Tunisia (in Libia non era possibile), è un omaggio a una nazione martoriata dalle guerre.

Roberto Costa ha dichiarato, parlando dell’album: “Fino all’alba a cantareEra ciò che accadeva spesso nei nostri anni di gioventù, quando i pensieri che avevamo in testa erano meno e meno complicati”.

È verissimo. Ci trovavamo alle 3 di notte all’Hollywood quando finivamo di suonare, oppure da Ermanno e Francesca, che rimanevano aperti fino alla mattina. Era facile incontrare Dalla che aspettava di prendere il giornale all’edicola, oppure Ron. Era un’altra vita.

Nell’album vi è un’altra traccia, “La fatina dei fiori”, che Mara Venier ha voluto fortemente nella sua trasmissione, Domenica In.

Il brano è nato grazie a un aiutino che mi ha dato Costa. Nessuno aveva mai dedicato una canzone alla fatina dei fiori (Sara Marinelli era il suo vero nome, ndr). Conoscevo questa signora: arrivava tutte le mattine con il treno a Bologna da Castel d’Aiano, dove risiedeva, e si vestiva con lo stesso colore dei fiori che portava. Era una presenza riconoscibilissima e famosissima: vendeva tanto alle coppie nei ristoranti e nei bar, fino a tarda notte, quando riprendeva il treno e tornava a casa. Per 50 anni è stata una presenza fissa, un po’ rigida, molto particolare. Come ho anticipato, Costa ha avuto l’idea geniale di parlare di lei, con un giro armonico particolare e un testo tratto da articoli vecchi di giornale, ma reinterpretato e reinventato da me (parlo anche di Baudelaire, di Gauguin). Roberto magistralmente all’inizio ha inserito la chitarra west cost, in stile cantautorato americano. Questa canzone l’ho portata in Rai, mi sta dando tanta soddisfazione.

E del rapporto con la conduttrice cosa può dirci?

L’ho conosciuta a un mio concerto ad Abano Terme. Lei era lì con le sue amiche. A un certo punto si è alzata, mi si è avvicinata e mi ha detto: “Siccome tutti sono venuti a fare foto con me mentre tu no, vengo io, perché sono molto curiosa”.

Un’ultima domanda. Cosa può dirci sui suoi progetti futuri?

Voglio continuare la promozione dell’album sicuramente, ma ho già altre canzoni in cantiere. Sarò al teatro del Navile il 14 febbraio, per un programma musicale che si chiama Stasera parliamo d’amore. Il 28 marzo sarò a Roma al Teatro dei Ginnasi, a presentare un programma d’amore su Califano. E poi ho in programma concerti estivi con la mia band.

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