Fedriga: Il negazionismo alimenta l’odio, una minaccia che non possiamo ignorare.
Cerimonia di Commemorazione a Trieste: Un Messaggio di Speranza e Dialogo
TRIESTE (ITALPRESS) – La cerimonia di commemorazione svolta alla Foiba di Basovizza ha offerto l’occasione per riflettere sull’importanza della memoria storica. Il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, ha esaltato la presenza di numerose scuole da diverse parti d’Italia, sottolineando che «è fondamentale che i giovani comprendano la storia di questa terra». La commemorazione non è solo un atto di rispetto per coloro che hanno perso la vita, ma rappresenta anche un’opportunità cruciale per gettare le basi di un futuro migliore. Fedriga ha parlato di una terra «intrisa del sangue di martiri e perseguitati», evidenziando come questo stesso sangue potesse facilmente alimentare sentimenti negativi come vendetta e resa dei conti.
Invece, ha indicato che il sacrificio di questi martiri ha nutrito un «germoglio di dialogo», che, nonostante le difficoltà e gli attacchi da parte di chi vorrebbe fomentare l’odio, ha permesso la costruzione di un percorso condiviso tra i popoli che vivono lungo questa linea di confine. La commemorazione ha visto la partecipazione anche del vescovo di Trieste, monsignor Enrico Trevisi, insieme a personalità politiche di rilievo tra cui il vicepresidente del Consiglio dei ministri Matteo Salvini e il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani.
Riflessioni sul Presente e sul Futuro delle Comunità
Nel suo discorso, Fedriga ha messo in guardia contro il ritorno dell’odio: «L’erba dell’odio e del rancore non è stata del tutto estirpata», ha avvertito. L’obiettivo della commemorazione è di rafforzare il messaggio di verità e giustizia, affinché il legame tra le generazioni passate e quelle future possa essere costantemente rinforzato. Il governatore ha sottolineato che le false narrazioni legate alle foibe non danneggiano solo una parte politica, ma mettono in pericolo il futuro di tutte le comunità della regione. «È imperativo», ha detto, «che chi finge di ignorare la verità si prenda la responsabilità delle sue parole». La strada da percorrere è quella del dialogo e della verità, affinché le nuove generazioni possano ereditare un territorio di pace, non di conflitto.
